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Foglie di Lauro. Capua, sede Arcivescovile che vanta la presenza del Museo Diocesano e non solo...

museo diocesanoÈ un percorso di fede, nella Fede, scandito da una produzione di oggetti, tele e paramenti religiosi di ineguagliabile valore artistico.
La città di Capua, sede Arcivescovile, oggi, ma metropolita nella storia, vanta la presenza, anche, del Museo Diocesano. La pertinenza strutturale del sito, si trova incastonata tra l'ingresso secondario della Basilica Cattedrale, lato Episcopio e l'imponente campanile. La sede è quella della cappella del Corpo di Cristo, dove, da pochi mesi, si aggiunge la cripta della Cattedrale, che in una collocazione di maggiore risalto, espone al pubblico il Cristo deposto, singolare opera di Matteo Bottiglieri, a cui, certamente, si è ispirato Giuseppe Sanmartino, in quello velato della cappella Sansevero in Napoli. È il 1992, quando prende consistenza l'idea di Luigi Diligenza, Arcivescovo di Capua, che uomo di chiesa, ma anche di studi teologici e di arte sacra, promuove l'iniziativa di creare un museo diocesano. Le opere, patrimonio della chiesa di Capua, sono talmente preziose, anche dal punto di vista artistico, che diventa fondamentale renderle fruibili a studiosi, letterati, ricercatori ed al grande pubblico. Il percorso espositivo risulta ben delineato, con una catalogazione che lascia il visitatore esterrefatto da cotanta bellezza. La datazione espositiva si articola attraverso un periodo che spazia dal primo al diciannovesimo secolo. I reperti archeologici sono caratterizzati da uno degli elementi testimoniali che rendono unica l'esposizione capuana, rappresentata dall'Epitaffio del vescovo Probino (I - II secolo). Marmi ed Urne cinerarie romane, sono del medesimo periodo. Per quanto riguarda, invece, la pittura e la scultura, il museo Diocesano di Capua espone opere meravigliose, tra cui spiccano la Madonna con Gesù Bambino, amabilmente descritta come la Madonna della Rosa, la cui datazione è riferita al quattordicesimo secolo.
Questo dipinto, infatti, risulterebbe venerato proprio agli inizi del 1400, in seguito ad un miracolo avvenuto nella città di Capua.
C'è un frammento di una lastra sepolcrale, con la raffigurazione di una Testa di guerriero, risalente alla prima metà del quattordicesimo secolo. Incantevole la tempera su tavola di Antonio Aquili, detto Antoniazzo Romano, raffigurante la Madonna con Gesù Bambino, tra Santo Stefano, per altro copatrono, con S. Agata, della città di Capua, e Santa Lucia. C'è poi una pregevole statua di vescovo Pellegrino, realizzata in legno da Pietro Belvedere, risale al quindicesimo secolo.
Ed a proposito dei copatroni della città, non poteva mancare una tempera su tavola di Bernardino Cesari che raffigura, appunto, Santo Stefano e Sant'Agata. Siamo nel sedicesimo secolo. Motivo di particolare attrazione, poi, le così dette suppellettili liturgiche, gli arredi ed i paramenti sacri: i reliquiari in cristallo di rocca, in produzione Egizia, ma soprattutto l'Evangelario di Alfano del dodicesimo secolo, caratterizzato, nella sua preziosità, da oro, gemme e smalti. L'opera viene attribuita alla scuola palermitana del dodicesimo secolo, allorquando, la produzione era a completo servigio della corte normanna. Le riggiole assumono una valenza tipicamente locale, il cui significato è contemplato in piastrelle del quindicesimo secolo e che adornavano l'antica cappella gentilizia Caetani della vecchia basilica. Nel ghetto ebreo di Capua, c'era la chiesa di San Martino alla Giudea, da cui proviene il paliitto d'altare con il Santo a cavallo, che divide il mantello con il povero. La Rosa d'oro è incantevole. È il dono del Papa Benedetto XIII alla diocesi capuana, siamo nel 1724.
Di non poco interesse, infine, l’Altarino portatile del sec. XIII, la Mitra di San Paolino del sec. XII-XIII, l’Evangeliario di Alfano, l’Exultet del sec. XI, i Cristalli di Rocca di area fatimide del sec. XI, le statue lignee di Pietro Alemanno.
Impressionante, poi, il Codice membranaceo, contenente la Glossa in Clementinas, di Giovanni d’Andrea del sec. XIV, il Commento alla Divina Commedia di Cristoforo Landino del 1481, l’Obituario del Capitolo Metropolitano, principiato nel sec. XV, contenente l’annotazione del Sacco di Capua, la strage che determinò la morte di circa cinquemila Capuani, vittime delle soldataglie capitanate da Cesare Borgia, detto il Valentino.
Il Museo Diocesano, con l'attuale Arcivescovo, Salvatore Visco, si è arricchito ulteriormente con la sezione Episcopio, al primo piano del complesso che ospita la sede Arcivescovile. Il percorso, invero, trova rispondenza, anche, nelle brillanti intuizioni del parroco della Basilica, Gianni Branco, che ha reso funzionale il singolare quadriportico, con infopoint e soprattutto la scelta di aprire, seppur in determinate e specifiche ricorrenze, la pubblica fruibilità dell'imponente campanile. Anche questa è Capua; questa è la storia della sua millenaria chiesa.

 

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