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Foglie di Lauro. Capua, città "Madre" dove la fervente professione di Fede per Maria, è viva più che mai, soprattutto oggi, venerdì Santo, il giorno dell'Incontro.

incontro2Quest'anno non avvertirò il peso della paragna. Mi mancherà la sua mano, quella del fratello Accollatore, appoggiata alla mia destra, simbolo di condivisione. A sera, non avrò la forma della stanga ben impressa sulla spalla. Ti seguirò, comunque, scandendo i passi con le preghiere.
Ti accompagnerò in un percorso immaginario, come in un caleidoscopio di ricordi.
Il dramma della Croce, la sofferenza di una Madre, le sofferenze di tutte quelle madri, di cui ci si dimentica troppo in fretta e, che, hanno avuto il cordoglio e la vicinanza solo quando l'atto è compiuto. Quando non c'è più nulla da fare, e ti resta solo il ricordo e la speranza, proprio quella a cui si riferisce Papa Bergoglio.
Come si fa, allora, a spiegare ad una madre che il figlio è morto.
Il problema è che noi, meschini, non comprendiamo il Suo linguaggio, i Suoi gesti, le Sue azioni. Non lo capiremo mai. Sosteniamo la nostra fede, solo quando ricerchiamo in Lui soluzioni, senza renderci conto di essere dei poveri di spirito, degli egoisti.
Lui, che con la vita, ha salvato il mondo. La nostra non può essere una fede intermittente. Oggi è un giorno triste, ma non perché ci manca l'immagine di una coreografia antica, il cui genius loci, capuano, ne' riconosce la genesi, ma perché manca, ancora, la consapevolezza di una scelta, l'affermazione di quel "Si" senza condizioni, nutrito dalla limpidezza nei comportamenti e nella instancabile sazietà di donarsi al prossimo, agli ultimi, alla condivisione della sofferenza umana.
Quest'anno, poi, le "elevazioni" della Via Crucis assumono la connotazione devozionale, che sostituisce quella recitativa, alla quale, forse, eravamo abituati. Capua, città "Madre" dove la fervente professione di Fede per Maria, madre di Gesù, è viva più che mai, soprattutto oggi, venerdì Santo, il giorno dell'Incontro.
Il giorno in cui, come scrive il carissimo ed i dimenticabile don Umberto, viene fuori "il mistero tutto umano di questa donna, che ha generato da sola... È l'amore impensabile e il dolore inesprimibile che questa maternità verginale ha acceso nella sua carne".
La Verginità perpetua di Maria, oggetto di Concilio, quello di Capua. Anno 392, presieduto da S. Ambrogio.
L' Addolorata, le sue pene, le sue angosce, quelle delle tante "mamme coraggio". Quasi va in second'ordine, il Figlio, quel Figlio che l'incontro nella piazza, emoziona, ti trattiene il respiro, ti commuove, ed è motivo di riflessione e dolcezza, dove la redenzione ed il perdono sono l'unico sentimento di una generosa condivisione.
Eccolo è il Figlio, l'Ecce Homo, il mistero e la fede, quest'anno solo nel nostro cuore.

 

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