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Foglie di Lauro. Fede & Tradizione, il pieghevole scritto in occasione del Venerdì Santo

fedeetradizioneFede & Tradizione, il pieghevole scritto in occasione del Venerdì Santo, ed omaggiato alla città, dagli Accollatori dell'associazione Cattolica, con i quali condivido, con spirito di fratellanza, un percorso devozionale.
Venerdì, il secondo del triduo Pasquale, è caratterizzato dal rientro dell'Addolorata nella chiesa di Santa Maria Maddalena. Gli eventi di quest'anno, dovuti alla pandemia, hanno determinato, la sospensione dei riti pubblici, anche se, una scelta opportuna, assunta da don Gianni Branco e condivisa dalla Congrega di Santa Monica, ha fatto sì che il simulacro venisse esposto nella Basilica Cattedrale.
La nostra città è devota all'Addolorata, che in occasione della processione di "Gala", indossa un preziosissimo abito serale. Quest'anno, nel cuore dei credenti, sarà più che mai vivo il profondo sentimento devozionale.
I buoni auspici del "Don" del duomo, nei confronti del Pastore della chiesa di Capua, l'Arcivescovo Salvatore Visco, potrebbero realizzare un "fioretto" con una processione di ringraziamento, al termine di questo momento di emergenza che vive anche la nostra città. L'occasione, dunque, per raccontare della chiesa di Santa Maria della Maddalena, simbolo di uno dei più antichi quartieri.
Carlo II d’Angiò, diede mandato a Bartolomeo de Capua, di occuparsi della sua edificazione, con un convento ed un ospedale, da destinare ai frati agostiniani, in virtù di un voto, che aveva espresso nel 1290, durante la guerra dei Vespri siciliani. Il 22 novembre del 1300, il sovrano ottenne dal papa Bonifacio VIII, la licenza che autorizzava i lavori. Dal 1451 al 1460, il complesso fu trasformato in convento dei padri agostiniani e a loro si deve la costruzione del Chiostro. Il grande impianto religioso, fu sede, nel 1487, della Confraternita dei muratori, dedicata a San Giacomo e di quella degli artigiani, dedicata a S. Monica.
Qui, fece sosta W. A. Mozart, durante il suo concerto capuano. La chiesa fu rifatta nel 1747, con una nuova facciata, un nuovo campanile, un sostanziale ridisegno dell’interno. Anche dopo la ristrutturazione, subita nel 1700, l’interno mantiene l’impianto trecentesco ad aula unica, con abside semicircolare, scandito da tre cappelle per lato; sono cappelle gentilizie, restaurate tra il 1753 e il 1756, delle nobili famiglie capuane: Lanza, Gianfrotta, d'Errico e Boccardo. La chiesa è arricchita da tele risalenti al settecento, opere di maestranze campane.

 

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