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Foglie di Lauro. Le lettere a Renato. Storie, racconti, episodi della nostra Capua. Di Pompeo Pelagalli, con presentazione di Luigi Di Lauro

pompeo lettera1Articoli meravigliosi, che vengono "mascherati" in una elegante formula narrativa come lettera ad un amico.
Di ciò, poteva rendersi protagonista solo Pompeo Pelagalli.
La sua penna è deliziosa, puntuale, precisa, racconta fatti di storia vissuta, avvenimenti reali, episodi di una comunità, quella capuana, che anche nella tragedia della seconda guerra mondiale, ha saputo ricostruire con tenacia e spirito di appartenenza la propria identità. Si racconta, poi, del teatro Ricciardi, con le prime stagioni teatrali, di Silvio Fiorillo e della commedia dell'arte.
In questo momento di profonda preoccupazione, i racconti di Pompeo Pelagalli, come lui stesso afferma, rappresentano un "Serenavirus", toccasana per auspicare che il tutto possa passare al più presto, con la consapevolezza, di come già affermato, che, mentre ai nostri nonni, per difendere la propria patria, fu ordinato di andare in trincea, a noi, di stare in casa, con gli affetti familiari e le comodità quotidiane.
Tutto sommato, il sacrificio non è poi così tanto "pesante" da sopportare.

I primi due scritti, in forma epistolare, dicevamo, raccontano episodi vissuti e raccontati a tale Renato, che non è una persona immaginaria, ma un caro amico, il cui ultimo contatto risale al 1965.

 

"CARO RENATO (lettera ad un antico amico di cui non si conosce l’indirizzo)

Ti scrivo via web con la gentile ospitalità di Capuaonline, perché, dopo tanti anni, non sono mai riuscito ad avere un tuo indirizzo preciso né un numero di telefono, né alcun altro tuo recapito. Qualche volta incontro tuo fratello presso l’edicola e gli chiedo di te ma sono riuscito a sapere soltanto che vivi, molto appartato, in un Comune dei Castelli Romani. Ho incontrato recentemente un tuo cugino che mi ha riferito che, dopo un certo periodo di malattia, sei risanato e stai bene, ma anche in questa occasione non ho avuto notizia di un qualsiasi tuo recapito. E, allora, ho deciso di chiedere ai cari ragazzi e amici di questa testata una opportuna ospitalità per comunicare con te, sperando che qualcuno ti avverta. Dico “opportuna ospitalità” perché quello che dico a te, vale anche per un pubblico più ampio, soprattutto per i capuani in giro nel mondo e anche per quelli che tante cose del passato non conoscono o hanno dimenticato.
Naturalmente faccio solo un riferimento a un nostro rapporto personale di amicizia e poi ti aggiornerò di cose nuove ma che hanno radici nel passato. Era la sera del martedì di Carnevale, il 6 marzo 1957, te lo ricordi? Eravamo a casa mia con un gruppo di amici in grande allegria a buttare coriandoli, stelle filanti e tubi in testa ai passanti dal balcone che affaccia sul Corso. Sul più bello arrivasti tu con un’aria sorniona e maliziosa e mi dicesti ”Pompè è uscito il calendario degli esami di laurea : noi due siamo di turno domani mattina”. Fu una doccia gelata a conclusione di quella che era una divertente serata. Bene il 7 marzo 1957 eravamo tutti e due laureati. Poi, il “militare”.. Conclusione io andai a finire all’Accademia di Modena come aspirante allievo-ufficiale di Commissariato dell’Esercito e tu mi seguisti, ma già a maggio 1959, con i gradi di Tenente di Commissariato dell’Aeronautica. Ci siamo visti dopo solo un paio di volte e poi non più, ma ritengo sempre di essere un tuo caro amico; tu sempre lontano , io sempre a Capua, tranne pochi anni fuori, tu generale io dopo le dimissioni a fare tante altre cose e , infine, insegnante. E allora ti aggiorno di una cosa che mi sta molto a cuore.
Ti ricordi del Teatro-cinema Ricciardi? Allora ci andavamo soprattutto a vedere i film di Totò immersi in una cortina di fumo a ridere per battute che poco riuscivamo a percepire dato il grande chiasso che vi si verificava. Ebbene, oggi , dopo il perfetto restauro e la gestione targata Modugno, è un vero gioiello, un teatro perfetto e ospitale con tanti spettacoli teatrali, oltre che cinematografici, e tante attività culturali, scuole di recitazione e di danza e tante occasioni di incontri di personaggi e manifestazioni di altissimo livello. Per me una grande gioia perché vedo realizzato quello che sognavo per Capua già tanti anni fa, mi manca solo una cosa che, mi dicono , non è possibile fare e cioè il nome, l’unico per me “vero”, non Ricciardi ma Teatro Silvio Fiorillo.
A parte il fatto che Silvio Fiorillo è una gloria della Commedia dell’Arte tutta capuana, ma soprattutto perchè in suo nome si stabilì , nel lontano 1983, la sua resurrezione. Caro Renato, mi commuovo ancora adesso a rivivere quella grande avventura, che ora cerco di raccontare. Nel dicembre del 1982, nell’assenza di qualsiasi attività in questo settore, mi improvvisai Editore di un giornale che chiamai “CapuaCittà” , con la direzione responsabile di mio figlio Mimmo, allora già giornalista pubblicista e la collaborazione di giovanissimi come Erennio De Vita, Massimo Mecchia e altri di cui non ricordo il nome. La nuova testata esce alla fine di dicembre 1982, dedicata soprattutto alla Fiera Suina di Santo Stefano. pompeo citta1
Eravamo tutti impegnati in questa fase di informazione e critica, quando comparve sulla pagina degli spettacoli del “Mattino” la recensione sulla grande novità presentata dal Maestro Roberto De Simone e, cioè, la messa in scena al Politeama dopo 350 anni della “Lucilla Costante” dell’autore capuano Silvio Fiorillo, uno dei più grandi protagonisti della Commedia dell’Arte, che in questa commedia dismette i panni di Capitan Matamoros per indossare quelli della maschera di Pulcinella che, da questo momento, entra definitivamente a far parte dei personaggi canonici della commedia come i vari Arlecchino, Scaramuzza, Pantalone e tanti altri.pompeo citta2

E’ il 27 dicembre 1982, il critico del “Mattino” Umberto Serra loda con entusiasmo l’operazione realizzata da Roberto De Simone, magnificandone l’allestimento e la bravura degli interpreti, soprattutto del ”Policinella” magistralmente animato dal grande Rino Marcelli e della stupenda “Lucilla” impersonata dalla bellissima Maria Grazia Grassini, un grande spettacolo con le scene di Rubertelli e una grande compagnia guidata in regia dallo stesso Roberto De Simone. Per noi fu una grandissima notizia e riuscimmo in breve ad allestire un pullman per ritrovarci al Politeama con gli amici del Gruppo teatrale “Silvio Fiorillo” capitanati da Luciano Macrì e Gianfranco Faenza. Con noi il Sindaco Bruno Mirra, il Vice Mancini e altri assessori e Consiglieri del Comune di Capua. Salimmo sul palcoscenico, alla fine dello spettacolo e premiammo, con targhe e medaglie, il regista e tutti gli interpreti con grande gioia. Riuscii a registrare una densa intervista a Roberto De Simone e a ribadirgli la indubbia capuanità di Silvio Fiorillo che fa svolgere gli eventi per le strade, i palazzi e le fortificazioni di Capua. Pensa che viene spesso nominato il Palazzo degli Antignano. Il secondo numero di “CapuaCittà” fu dedicato completamente a quella grande serata.pompeo citta3


Fu una grande serata ma anche una grande occasione per Capua. Dietro le quinte sostai a lungo a parlare con Mico Galdieri, che era il direttore dell’Ente Teatro Campania, l’Ente che aveva prodotto lo spettacolo di De Simone. Mi chiese se Capua aveva un teatro e io lo invitai a venire nella nostra Città. Caro Renato, non puoi immaginare cos’era allora il nostro teatro. I proprietari, due professionisti napoletani, lo avevano completamente abbandonato e adibito esclusivamente alla proiezione di pellicole pornografiche, pur di avere un guadagno sicuro da quei pochi sciagurati che lo frequentavano. Il povero don Carlo, costernato, faceva di tutto pur di farlo mantenere in piedi, un vero strazio. Intanto, alcuni giorni dopo Mico Galdieri, con il suo segretario, venne a vedere il locale e rimase sorpreso dalle dotazioni teatrali del Ricciardi con un palcoscenico piccolo e le funi, le quinte e il sipario perfettamente in regola per ospitare spettacoli teatrali. In conclusione, non fu possibile ospitare una replica della Lucilla per le scene molto grandi di quella rappresentazione ma mi propose, con mia grande sorpresa, una stagione teatrale di dieci spettacoli da realizzare con un contributo del Comune di Capua. Riuscii a convincere Bruno Mirra, allora Sindaco, e, con l’approvazione di tutta l’Amministrazione Comunale fu stanziato un contributo di dieci milioni di lire. Da quel momento il mio impegno fu grandissimo, quotidiano e costante, anche perché i problemi raddoppiarono dopo l’incendio del Cinema Statuto a Torino e le nuove leggi che prevedevano porte spezza fuoco e poltrone e materiali che potevano evitare gli incendi. Andammo avanti e fu un successo di adesioni. Riuscii a consegnare abbonamenti a persone di tutta la provincia, da Calvi Risorta, Teano e Pignataro fino a S.Maria C.V. e Caserta. Anche perché il Comunale e il Garibaldi erano chiusi e non si profilava ancora una loro riapertura. Il mio lavoro era enorme ma, con l’aiuto di don Carlo, me la cavai e aprimmo la stagione con una commedia di Scarpetta presentata da Luigi De Filippo, il figlio di Peppino. Con grande successo seguirono le recite di Luca De Filippo con “Questi fantasmi” di Eduardo e poi Peppe Barra con la mamma Concetta e tanti altri di buon livello. Il teatro era ancora tanto carente e soprattutto nelle serate invernali con un impianto di riscaldamento poco funzionante era ancora inospitale. In particolare, ricordo la sera in cui doveva entrare in scena Peppe Barra con la madre, una serata particolarmente fredda. Sotto braccio a me e a mia moglie Rosa, non si convinceva e ci ripeteva :”Ma vuie ce pensate e se mammella mia si ammala, come facciamo?” All’ultimo si convinse, forse perché il pubblico aveva riscaldato il locale e fece un grande spettacolo.
Quel successo e quella stagione teatrale fece capire anche ai proprietari il valore di quel teatro, in cui era stato anche Pirandello negli anni ’30 e vi aveva cantato uno stupendo Leporino nell’Elisir d’amore interpretato da Ferruccio Tagliavini nell’immediato dopoguerra, a cui io ho assistito da ragazzo, e così trovarono sussidi e organizzarono teatro, dopo di loro fu la volta di Armando Wood e Alfredo Dell’Aquila, e così fu tutto un seguito da quella prima celebrazione del nostro grande Silvio Fiorillo. E in suo nome e per Lui iniziammo. Ecco perché ora sono contento e sento quel teatro, ritornato ai suoi grandi splendori come merita, lo sento come cosa che mi appartiene e ne sono fiero. Renato, ti saluto e spero di ricevere una tua risposta. Ma ti scriverò ancora, ho tanta voglia di informarti di altre cose che riguardano un passato inedito e poco conosciuto di questa nostra grande Città che non devi mai dimenticare. "

 

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