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Capua: Sabato, il Premio Placito Capuano allo scrittore Marone che apre 'Capua il Luogo della Lingua Festival 2018'

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

san salvatore a corte 0

 

Capua il Luogo della Lingua Festival è la rassegna promossa dall’associazione Architempo, con la direzione artistica di Giuseppe Bellone, che dal 2005 a giugno coinvolge la città di Capua e vede la letteratura attorniarsi di altrettanti validi strumenti: il teatro, l’architettura, l’arte visiva, la musica e tutte le sue declinazioni.
È a Capua, altera Roma secondo Cicerone, considerata “Porta del Sud” fino all’Unità d’Italia, che nel 960, precisamente 1058 anni fa, si ha il “Placito Capuano”.

Il “Placito Capuano” è unanimemente riconosciuto dagli storici come il primo documento scritto del volgare italiano, considerato “l’atto di nascita dell’italiano”.
Siamo nell’anno 960, a Capua, la città più importante del territorio di Terra di Lavoro e capitale del Principato longobardo, erede della Capua antica rasa al suolo dagli invasori saraceni e ricostruita ex novo sulla riva del fiume Volturno nella località che i romani chiamavano Casilinum.
Il Placito era il documento emesso da un giudice che dava un parere su una disputa, l’oggetto del documento è la sentenza con la quale il giudice di Capua dell’epoca, Arechisi, riconosce all’Abbazia di Montecassino il diritto di proprietà su alcune terre occupate dal proprietario terriero Rodelgrimo.
Nel documento, a favore dei monaci, è trascritta la testimonianza di un chierico e di alcuni abitanti del luogo. Questa è la formula in volgare italiano recitata dal “placito”: “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti“, ovvero “So che quelle terre, entro quei confini di cui si parla, li ha posseduti per trent’anni l’abbazia di San Benedetto”.
Si tratta quindi di un uso intenzionale e consapevole del volgare in contrapposizione all’ufficialità del latino, affinché i contenuti del discorso fossero chiari anche ai presenti ignari del latino.
Per tali ragioni il Placito capuano è considerato il primo vero testo in volgare italiano.

L’idea di ispirarsi a esso per il tema di un festival nasce proprio dall’esigenza di sottolinearne l’importanza per il nostro patrimonio linguistico e culturale.
L’antica e affascinante città, testimone privilegiata del passaggio della grande storia nel nostro territorio, si trasforma nei giorni del Festival in palcoscenico.

Cultura, letteratura, teatro, musica e gastronomia si fondono per dare vita ad un unico grande spettacolo dal vivo espressione di una poliedricità che appartiene al linguaggio, anzi ai linguaggi, che non poteva non essere celebrata a Capua, uno dei luoghi simbolo del patrimonio che prima di ogni altro ci rappresenta, la lingua italiana.


IL PREMIO PLACITO CAPUANO

Il Premio Placito Capuano che inaugura ogni edizione de Il Luogo della Lingua festival, viene assegnato a una personalità del mondo culturale che attraverso il suo lavoro, in vari modi e con vari linguaggi e declinazioni, dia un contributo importante alla diffusione della lettura in Italia.

Hanno ricevuto il Premio negli anni scorsi, la scrittrice Dacia Maraini, il regista Matteo Garrone, l'attore e scrittore Marco D'Amore, lo scrittore Maurizio de Giovanni.

Il premio sin dalla sua prima edizione è stato realizzato dall'artista Roberto Branco, che si è sempre ispirato alla famosa frase contenuta nel Placito.

Lo scorso anno di fronte alla Chiesa longobarda di San Salvatore a Corte, è stato inaugurato il cippo commemorativo del Placito alla presenza del professore Francesco Sabatini, (linguista, filologo e lessicografo italiano, attualmente Presidente Onorario dell'Accademia della Crusca, di cui è stato Presidente dal 2000 al 2008), che ha consacrato Capua città della Lingua.
Il monumento è stato fortemente voluto dal Touring Club Aperti per voi di Capua e generosamente progettato e realizzato, riutilizzando una millenaria pietra ritrovata in loco, dallo studio di architettura Branco – Rossetti e dall'impresa Vincenzo Modugno costruzioni restauri.

La realizzazione del monumento, già dalla scorsa edizione, ha portato l'artista a scegliere di progettare come Premio una riproduzione in scala ridotta del cippo, così per meglio sintetizzare in un manufatto artistico l'identità della Città e sottolineare il ruolo di capoluogo culturale che il passaggio della grande Storia sul suo territorio, ha conferito a Capua.


Il 21 maggio alle 19.30 nella Chiesa di San Salvatore a Corte,
il PREMIO PLACITO CAPUANO 2018 sarà consegnato allo scrittore
LORENZO MARONE

Nell'occasione l'autore presenterà il suo ultimo libro UN RAGAZZO NORMALE (Feltrinelli)
In Un ragazzo normale Lorenzo Marone offre un nuovo spaccato di vita napoletana, introducendo stavolta nella narrazione un personaggio realmente vissuto, il giornalista Giancarlo Siani, ucciso a ventisei anni dai camorristi davanti al suo portone di casa. Il protagonista e io narrante del libro, Mimì, che ha dodici anni nel 1985, è il figlio del portiere dello stabile del Vomero in cui vive Siani. Mimì è un gran lettore, parla in modo forbito, detesta il calcio e sogna i superpoteri. Del giovane giornalista lo attrae il sorriso, la disponibilità a chiacchierare, la modestia, la fama di grande coraggio. Gli spari che troncano la vita di Siani pongono fine all’innocenza di Mimì e lo proiettano in un mondo che non avrebbe mai voluto conoscere.

A fare da padroni di casa saranno Rosaria Capacchione che da giornalista ha vissuto in prima linea gli anni descritti nel libro e Ottavio Mirra che con Marone condivide la professione di avvocato e la passione per la scrittura, nonchè infaticabile promotore e sostenitore del Circolo dei Lettori di Capua, partner del Premio. Le letture saranno affidate all'attrice Marina Cioppa. Condurrà l'evento Luigi Di Lauro
Lorenzo Marone approderà in serata nella Chiesa di San Salvatore a Corte, la chiesa simbolo del periodo longobardo del patrimonio architettonico di Capua Sacra, dopo aver trascorso il pomeriggio con centocinquanta studenti/lettori capitanati dal prof. Fiorenzo Marino responsabile del progetto lettura del Liceo Luigi Garofano di Capua diretto dal dirigente scolastico Giovanni Di Cicco.

Il 21 maggio il Premio apre la settimana dedicata alla “Rievocazione del Placito capuano” che culminerà nell'evento del 26 e 27 maggio, coinvolgendo scuole di ogni ordine e grado e eminenti studiosi a confrontarsi sul tema.
L'evento rievocativo curato dal Touring Club Aperti per Voi, rappresenta da quattro anni l'anteprima del Capua il Luogo della Lingua festival che si svolgerà invece nella seconda settimana di giugno.


Lorenzo Marone
Nato a Napoli, dove vive, nel 1974. Per quasi dieci anni ha esercitato la professione di avvocato. A gennaio 2015 è uscito per Longanesi La tentazione di essere felici, (a cui è ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio); nel 2016 La tristezza ha il sonno leggero; nel 2017 è uscito, per Feltrinelli, Magari domani resto. Nel 2018 è uscito, sempre per Feltrinelli, Un ragazzo normale. Collabora settimanalmente con La Repubblica Napoli.

“Lorenzo Marone è uno scrittore, un miracolo di scrittore. In quanto egli stesso desiderava - forse più di quanto non ammetta pubblicamente - di diventarlo, e fermo restando che il talento non si compra in edicola, il suo esempio di perseveranza dovrebbe fare il giro delle scuole e delle università della Campania (e d'Italia) per riaffermare il principio secondo cui ce la fa chi ha qualcosa da dire, non chi ha qualcosa da vendere. Dovrebbe essere un orgoglio, soprattutto per i napoletani veri che sono la stragrande maggioranza, anche solo guardare le decine di edizioni straniere dei romanzi La tentazione di essere felici e Magari domani resto: copertine inglesi, tedesche, spagnole, catalane, francesi, olandesi e portoghesi. Un modo di esportare Napoli che, mi sbilancio, avrebbe fatto felice anche uno come Massimo Troisi”.
“Marone con una penna dolce ma netta, cuce assieme diversi personaggi, che sembrano, ancora una volta, sia reali sia immaginari, in un continuo rimando/dialogo tra concretezza quotidiana e invenzione letteraria. Ed è proprio qui che lo scrittore riesce ad intavolare con il lettore un discorso molto onesto, quasi come se sapesse che al tempo di Netflix, delle serie TV che si possono consumare tutte in un colpo solo, la letteratura ha l'unica (o una delle poche) ragione di sopravvivenza soltanto attraverso l'onestà. Un'onestà che, si badi bene, può anche essere finta, ma comunque dev'essere dichiarata”.

 

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