La compagnia teatrale La Seta Storta in:'A nuttata e San Giuvanne.Applausi e risate del pubblico

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

a notte e san giuvanne6Ieri sera alle 21.00, nella sala San Martino in via Roma, la compagnia teatrale "La Seta Storta", fondata e diretta da Annamaria Cembalo, ha inscenato, alla presenza di un folto pubblico di appassionati, la rappresentazione della commedia in due atti "'A notte e San Giuvanne". È una vicenda tragicomica ambientata nella Napoli del 1799, pervasa dalle sanguinose repressioni della polizia borbonica contro i repubblicani giacobini. Nella casa del negoziante filoborbonico Donato Frongillo, da cinque anni allettato per una grave crisi depressiva, disperato perché aveva tradito il suo amico giacobino Emanuele, la giovane moglie Giulia Sala e le due serve, Mennella e Ceuza, celebrano un rito propiziatorio per una gravidanza impossibile, considerate le condizioni del padrone. Questi, infatti, è in uno stato pietoso: non si alza, non parla, mangia a letto, fa i suoi bisogni in un orinale e di tanto in tanto lo batte sul pavimento per richiamare l'attenzione delle donne. Ma "'A notte di San Giuvanne", avvolta nel mistero, tutto può accadere e anche l'impossibile può diventare possibile.

 

Mentre fuori imperversa la repressione, un giovane giacobino, Cristoforo, braccato dai monarchici, riesce a farsi accogliere in casa minacciando una delle serve con un coltello. Le tre donne sono costrette ad ospitarlo e nasconderlo, negandone la presenza in casa al filoborbonico Cienzo, interpretato da Pietro Farina, presentatosi in casa perché convinto di trovarvi il fuggitivo. E Mennella, la serva-fattucchiera, interpretata da Annamaria Cembalo, col passare dei giorni fa capire a Cristoforo, interpretato da Francesco Adinolfi, che la giovane padrona Giulia, interpretata da Anna Maria Vito, essendo sposata con un uomo oramai più morto che vivo, ha un debole sentimentale per lui. Tra Mennella e Giulia c'è grande sintonia; invece Ceuza, interpretata da Daniela D'Auge, è la serva sciocca, chiacchierona, inaffidabile, che ha pure una brama sessuale per il malridotto padrone. L'alternarsi di momenti esilaranti e drammatici, ben interpretati dai protagonisti, trova il gradimento del pubblico presente in sala, manifestato con fragorose risate e numerosi applausi. Il finale è tragico.

 

Finita tra le braccia di Cristoforo, Giulia rimane incinta. Sono trascorsi mesi da quando il Giacobino è in casa e, mentre l'ignara Ceuza rivela il suo interesse al povero padrone, Mennella e Giulia ordiscono la trappola. Incinta di tre mesi, Giulia, con l'aiuto dell'astuta serva, convince Cristoforo a scappare e raggiungere Roma - sfruttando la copertura garantita da un prete di loro conoscenza - dove tra sei mesi, dopo la nascita del figlio, lei lo avrebbe raggiunto. La serva-fattucchiera Mennella propizia un rito per il buon andamento della gravidanza, mentre Cristoforo, convinto dalle due donne, esce di casa al segnale del prete-complice. Ma Ceuza dalla finestra si accorge che il prete in realtà è il filoborbonico Cienzo e Cristoforo viene pugnalato e catturato dalle guardie borboniche. Ceuza descrive la scena drammatica e, accortisi della mancata reazione delle due donne, capisce tutto. E mentre il povero Donato chiama ripetutamente Emanuele (voce di Pietro Farina), l'amico tradito, perché nel suo stato aveva scambiato Cristoforo per Emanuele, Giulia e Mennella rivelano a Ceuza il loro perfido piano. Ottenuto lo scopo della gravidanza bisognava salvare l'onore della casa: per questo avevano tradito Cristoforo, facendolo catturare dai borbonici, così avrebbero potuto dire a tutti che il figlio era del padrone e l'onore era salvo.

 

La regia è stata curata da Francesco Antinolfi, la direzione artistica da Daniela D'Auge, le scene e i costumi da Anna Lisa Vito e Francesco Antinolfi, le luci da Gianluca Di Agresti. Va rivolto un plauso a tutti coloro che, con impegno e dedizione, hanno creduto e reso possibile, nonostante le tante difficoltà, una rappresentazione teatrale tragicomica che ha soddisfatto un pubblico di capuani appassionati. Prossimamente ci saranno altre rappresentazioni, questa è l'intenzione dell'artista Annamaria Cembalo e degli altri membri della compagnia. Noi ce lo auguriamo vivamente, perché Capua, definita Città d'arte e di studi, non può vivere senza cultura. E il teatro è cultura!

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