Duecentesimo anniversario della nascita di Salvatore Pizzi, un ricordo del “Grande capuano moderno"

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

Salvatore PizziNon ho mai assistito, per quanto mi ricordi, ad una pubblica commemorazione di Salvatore Pizzi che, secondo il sottoscritto, ha dovuto subire, per due secoli, l'ingratitudine della Citta' di Capua che Lui scelse come sua patria fino al punto che molti, come il Petella, lo consideravano e lo chiamavano "il grande patriota capuano". Niente, né una Messa in sua memoria, né un fascio di fiori sulla sua tomba, né una pubblica commemorazione. Eppure, Salvatore Pizzi, è stato "un grande figlio di Capua, tanto grande da meritarsi, alla sua morte, avvenuta in Capua il 2 ottobre del 1877, un posto nella Cappella degli Uomini Illustri del nostro Cimitero. Allora bisogna rendere giustizia alla sua memoria, bisogna ricordare a noi stessi, suoi ingrati concittadini, quanto amò Capua, quanto amò l'Italia e quanto amò l'Unità della nostra Patria. Tantissimi studiosi si sono sforzati di ricostruire la trama del nostro Risorgimento ma non si è mai fatta piena luce, specie per ciò che si riferisce al grandissimo apporto della gente meridionale. Ed è amaro, purtroppo, considerare che gli stessi grandi studiosi del Sud d'Italia trascurarono di parlare dei grandi uomini che agirono ed operarono all'ombra dello stesso campanile. Ed è proprio il caso del Nostro Salvatore Pizzi che, senza volerlo esaltare, si guadagnò sul campo la considerazione di essere un uomo grandioso. Tre sono gli aspetti che si colgono nel nostro Salvatore Pizzi: il patriota, l'uomo politico e l'educatore.

 

Salvatore Pizzi nacque a Procida il 15 novembre del 1816, ma visse quasi sempre a Capua. I suoi genitori si chiamavano Eugenio Pizzi e Vastano Irene. Dal Registro dello Stato Civile del Comune di Procida risulta che il padre Eugenio era Ufficiale del Genio e che, proprio per essere um militare, fu trasferito a Capua, che era ritornata al Regno di Napoli, dopo il trattato di Casa Lanza il 20 maggio 1815 e che, anche sotto il governo dei Borboni costituiva un punto strategico di notevolissima importanza ed era Piazzaforte di prima categoria. Si sa che Salvatore Pizzi visse, fin dagli anni più teneri nella Città di Capua. Appena giovane studente si iscrisse alla Carboneria e poi alla "Giovine Italia". Subì immediatamente il fascino dell'ideale mazziniano al quale restò legato per tutta la vita. Si sa che fu proprio il Meridione a dare il segnale della riscossa e i suoi figli migliori furono i primi a proferire le sacre parole: "O compagni sul letto di morte, o fratelli sul libero suol". Dopo tantissime peripezie, che lo portarono anche in carcere nel 1849 e nel 1850, quando fu tradotto nel carcere napoletano di Santa Maria Apparente. Dopo tribolazioni immense fu assolto ma fu rimesso in libertà dopo 5 mesi. Pensate che negli archivi segreti di Ferdinando II si leggono queste precise parole: "Bisogna spiare perfino il respiro di Salvatore Pizzi". Dopo la grande battaglia del Volturno fu nominato Governatore della provincia su indicazione di Garibaldi, che gli scrisse testualmente: "Mio caro amico, come il Messia attendo la vostra nomina a Governatore. Se essa non verrà, ritenete che io mi ritirerò dalla vita politica. Vi prego, uscite dalla vostra delicatezza estrema, fate questo sacrificio al Paese che tanto amate".

 

Salvatore Pizzi ebbe "immutabile e perenne la fede nel bene". E al bene di Terra di Lavoro e della Città di Capua, particolarmente, dedicò tutte le sue energie e tutto se stesso. Di Capua che Egli considerava sua vera patria. E di Capua, la più grande e la più splendida Città d'Italia, prima del trionfo di Roma, egli ne subi il fascino e sentì i suoi vitali problemi. Egli guardò al futuro e pensò all'educazione e alla preparazione delle donne. Fece restaurare il vecchio Conservatorio dell'Annunziata, grazie all'intervento della Congrega di Carità di Capua e fondò la Scuola Normale Femminile ed un Convitto per ospitare le giovani donne di modeste condizioni sociali, che potevano così dedicarsi agli studi. Questo fu il suo unico pensiero, la sua grande impresa. Pensò anche ai vecchi abbandonati e fondò un ospizio per le povere vecchie che è esistito fino agli anni '80. Morì il 2 ottobre 1877 a Capua, per una polmonite. Chiuse, per sempre, i suoi occhi quando era Presidente del Consiglio Provinciale. Fu allora che il Municipio di Capua stabilì che le ossa, tanto travagliate del "grande capuano moderno" fossero deposte nella Chiesa Madre del nostro Cimitero. Questo avvenne il 3 ottobre del 1878. Dopo la sua morte, per interessamento del'avv. Michele Verzillo, il 16 dicembre del 1889, l'Educandato Femminile da Lui fondato fu chiamato "Scuola Normale Salvatore Pizzi". Spero di aver illustrato, almeno in parte, questa grandiosa figura di Salvatore Pizzi, nostro grande e valoroso concittadino che la Ciità di Capua dovrebbe, ogni anno, solennemente ricordare e additarlo a tutti i nostri giovani quale fulgidissimo esempio di amore per la nostra Capua e per tutta la Terra e di Lavoro. Con l'aiuto del Signore ogni 2 ottobre faccio voto di preparare una solenne manifestazione in suo ricordo ed in suo onore. Che riposi in pace e che preghi per la nostra Capua.

Capua 15 novembre 2016

Camillo Ferrara

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