'Le Piazze del Sapere' : ripartire con la Cultura, anche con l'aiuto dei nuovi Sindaci

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

capua porta napoliCon tutto il rispetto per la Reggia Vanvitelliana (ed il suo simpatico Direttore) – che resta sempre un grande attrattore per il polo turistico e gli itinerari dei reali siti borbonici – dobbiamo precisare che le radici profonde della nostra memoria storica ed identità culturale vanno ricercate oltre gli appartamenti reali ed il giardino borbonico. Per chi vuole approfondire e conoscere il ricco patrimonio, i tesori artistici e gli inestimabili beni culturali disseminati in Terra di Lavoro bisogna allargare lo sguardo e l’orizzonte a quella che i romani definivano “Campania Felix”. A tal fine consiglio a tutti la lettura del meraviglioso volume edito da Feltrinelli e curato da Paolo Rumiz, dedicato all’Appia ed alle vie consolari che collegavano Roma a Capua Antica. Con la sua scrittura affascinante, l’autore ci porta con mano e ci fa incantare di fronte a tante bellezze, che spesso sono poco curate se non abbandonate in condizioni di degrado da parte dei governanti locali. Diversi capitoli sono dedicati alla nostra terra: si va dalle vie dei Teatri di Pietra – dall’anfiteatro dell’”altera Capua antica” al Mitreo, da quello di Cales al parco archeologico di Teano Sidicino fino a Sessa Aurunca ed al porto del dio Volturno. Da qui si può arrivare alle terme di Trebula Balliensis fino alle mura di Alife, per poi passare dalla antica Atella fino alla valle di Suessola.
Come Forum e rete di associazioni abbiamo voluto far emergere questo “patrimonio al futuro” (come dice il prof. Giuliano Volpe in un suo volume) in una raccolta di saggi – che sono in via di pubblicazione, che descrivono e raccontano tante buone pratiche di un Sud che non solo resiste ma vuole riscattarsi per “Ripartire con la cultura. Un manifesto per Terra di Lavoro” (questo sarà il titolo). In particolare ci aiutano a ricostruire le nostre radici storiche gli scritti delle docenti SUN Nadia Barrella e Maria Luisa Chirico (insieme a tanti altri notevoli contributi di amici e studiosi vicini alle Piazze del Sapere).
Partendo da questa consapevolezza, come rete di associazioni – Aislo, le Piazze del Sapere, Capuanova, Agenda 21 per Carditello,TCI Terra di Lavoro, Slow Food Terre di Capua, WW e IAM Spartaco - abbiamo avanzato in modo formale ai due sindaci di Capua Eduardo Centore e di Santa Maria CV Antonio Mirra la richiesta di aprire un confronto sui temi della cultura e del sociale con una prima riunione per il 22-06 ore 17.00 presso la sede di Capuanova. Come prima esigenza chiediamo al sindaco di Capua di verificare se esistono le condizioni pratiche per rilanciare la Fondazione Pier della vigna - già costituita dalla precedente amministrazione comunale ma mai resa operativa – che potrebbe diventare un utile strumento di coordinamento e promozione grazie al fatto che si regge su partner istituzionali molto importanti (come Il comune, il CIRA, la SUN dipartimento Economia e la diocesi, a cui si possono affiancare le associazioni del terzo settore in un’ottica di partecipazione dei cittadini e delle imprese (sul modello Fondazione di Partecipazione per Carditello).
Dopo il successo delle manifestazioni delle Matralia (un antico rito romano), continua la mobilitazione con il progetto “Adotta una madre” a sostegno del futuro del Museo Campano, che richiede un intervento risolutore da parte del MIBACT per una adeguata ricollocazione nel Polo Museale Campano. Nello stesso tempo si possono riprendere alcune idee e progetti da tempo avanzati in modo autorevole dal DILBEC SUN di costruire un polo turistico (intorno ai “teatri di pietra”), capace di integrare e connettere in rete il patrimonio storico ed artistico della Antica Capua lungo l’asse della via Appia e Casilina (come di recente è stato evidenziato nel bel volume di Paolo Rumiz, edito da Feltrinelli).
Come ci insegna il modello TCI si può far leva sui volontari per rendere fruibili e mantenere aperti beni comuni di inestimabile valore, come è stato fatto con le chiese Longobarde. Ma si possono replicare altre buone pratiche, anche con il contributo di imprese private, per ridare valore con progetti mirati ad opere di alto valore artistico, come il Castello delle Pietre o quello di Carlo V, che sono belli ma inaccessibili. Come pure bisogna dare seguito al percorso meritevole già avviato di portare la Basilica Benedettina di S. Angelo in Formis nel patrimonio Unesco. Ed ancora c’è tutto il fronte del progetto per un possibile “Contratto di fiume Volturno” di connessione con l’entroterra dei Mazzoni, delle sue eccellenze produttive ed artigianali (a partire dalla mozzarella DOP) fino alle bellezze naturali della costiera domiziana, come l’Oasi naturale dei Variconi e quella del Massico (terra del mitico vino Falerno).

Pasquale Iorio

Aislo/Le Piazze del Sapere

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