Capua. Teatro Ricciardi: Al via “LE PAROLE PARLATE” . Rassegna teatrale nata dalla collaborazione tra il Teatro e l'Ex Libris di Capua

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

teatro ricciardiL’undicesima edizione del “Capua il Luogo della Lingua festival” alzerà il sipario domani sera con la rassegna teatrale che continuerà il prossimo inverno al Teatro Ricciardi di Capua.
In scena “UNALAMPA” con Roberto Azzurro.
Questa sera sarà il teatro ad inaugurare l’11^ edizione del “Capua il Luogo della Lingua Festival”, la rassegna promossa dall’associazione Architempo che dal 2005 coinvolge la città di Capua ogni anno e vede la letteratura attorniarsi di altrettanti validi strumenti: il teatro, l’architettura, l’arte visiva, il cinema, la musica e tutte le sue declinazioni.
La rassegna teatrale, dal titolo “LE PAROLE PARLATE”, che vede la direzione artistica di Tiziana Beato per Eventi Mediterranei, è stata fortemente voluta da Giuseppe Bellone, direttore artistico del Capua il Luogo della Lingua Festival affinché si dia ancora più risalto al linguaggio teatrale nell’ambito di una rassegna che celebra i linguaggi nella città del “Placito Capuano” documento datato 960 d.C unanimemente riconosciuto dagli storici come il primo documento del volgare italiano.
In scena nel cortile di Palazzo Lanza, tutti i giovedì sera a partire da domani, attori del calibro di ROBERTO AZZURRO, GEA MARTIRE, ANTONELLA MOREA, ROSARIA DE CICCO, daranno corpo e voce a propri testi, a quelli di grandi autori contemporanei come Manlio Santanelli e Maurizio De Giovanni e a classici come Viviani, Ruccello e Patroni Griffi.
L’iniziativa arricchisce anche il cartellone del Teatro Ricciardi di Capua che, già partner di Architempo e di Palazzo Lanza nella scorsa stagione invernale, continuerà la rassegna sul proprio palcoscenico il prossimo inverno.

"Per molto tempo ho inseguito l’idea che soltanto uno scandalo può far sì che qualcuno si accorga di noi – sempreché abbiamo qualcosa di interessante e di irrinunciabile da mostrare –, si accorga di noi in termini eclatanti e profondi: bisogna fare uno scandalo, di qualsiasi tipo, ma uno scandalo. Per cui, per molto tempo ho inseguito l’idea di farlo, questo scandalo. Poi, una bella mattina mi sono detto: lo scandalo non devo farlo io, lo scandalo esiste già: e si chiama Napoli. Io sono napoletano, per cui posso permettermi di dire qualsiasi cosa su Napoli e sui napoletani, insomma la responsabilità e mia, soltanto mia e le mie parole ricadono anche su di me, inevitabilmente. E di Teatro in Teatro, questa invettiva sta viaggiando esplosiva, pronta a dimostrare che molti sono disposti ancora a indignarsi e ad alzare la voce per farsi sentire con parole forse nuove, forse inusuali, ma accorate e prepotenti, sincere, amorevoli e dolorose, seppur rabbiose e minacciose.
Questa invettiva è divisa in sette canti. Sette urli, sette dolori, sette anche comici sberleffi. Insomma sette momenti di rabbiosa riflessione anche, punteggiati da musicalità note, da memorie imprescindibili di una napoletanità onorata ma ormai vecchia e stantia, che si crogiola e annega in una oleografia ormai soltanto nociva e deleteria. Centrale, poi, è il terzo canto, in cui convergono tutte le parole e i versi dei grandi scrittori che hanno fatto viaggiare Napoli nel mondo attraverso le loro opere di volta in volta teatrali, letterarie, poetiche e meravigliosamente musicali. Per finire nell’incendio/incubo/sogno, nell’auspicato martirio di liberazione, tra le lacrime e il comico sberleffo che ritorna imprescindibile."

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