Capua. Palazzo Fazio: sabato 24 ore 17.30 "Un Intellettuale in Borgata" Un film di Enzo de Camillis. 40 anni dopo "Io so... ma non ho le prove"

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

intellettualeinborgataPasolini ebbe a Monteverde nel quartiere di Donna Olimpia uno dei contatti fondamentali con il mondo delle borgate romane vivendo a Monteverde (dal 1954 al 1963) prima in via Fonteiana e poi in via Giacinto Carini dove abitava l’amico e poeta Attilio Bertolucci.
Monteverde rappresenta, dunque, una tappa fondamentale per l’esperienza culturale ed umana di Pasolini: è qui che ha iniziato a scrivere opere come il romanzo “Ragazzi di Vita”, i cui primi due capitoli sono proprio ambientati nelle case popolari di via di Donna Olimpia.
Raccontiamo Pier Paolo Pasolini nei primi difficili anni del suo arrivo a Roma con la madre e, proprio, la quotidianità e la contiguità con le durissime condizioni di vita di questa “borgata” romana saranno l’osservatorio
sociale attraverso il quale il poeta muoverà i primi passi di quella esperienza umana che descriverà nelle opere di indagine e denuncia sociale della maturità intellettuale ed artistica.
E’ da queste riflessioni che nasce il romanzo dei ragazzi di Donna Olimpia, i “Ragazzi di Vita”, che suscitò violentissime polemiche negli ambienti degli intellettuali di sinistra e, in particolare, all’interno del PCI.
Erano le accuse di un mondo politico miope in contrapposizione alla lungimiranza culturale di Pasolini, che avranno il loro tragico epilogo proprio nelle pagine di “Petrolio” con la denuncia di un mondo economico che si
stava preparando alla globalizzazione dei nostri giorni.
Raccontiamo la sua ricerca continua su l’onestà culturale delle “borgate” che Pasolini vedeva in contrasto con le rigidità intellettuali e i preconcetti borghesi che, invece, stigmatizzavano le contraddizioni di quel mondo popolare
non ancora emancipato, narrato nelle sue espressioni cinematografiche come “Accattone” e “Mamma Roma” o nelle sue dichiarazioni sul potere mediatico della televisione espresse in un intervista a Enzo Biagi.
Tale lungimiranza culturale si spingerà fino alla lucida denuncia delle trame oscure di quella strategia della tensione di “Io so... ma non ho le prove” pubblicata nel 1974 nelle pagine Corriere della Sera.
Ed è proprio la lettura di “Io so... ma non ho le prove” da parte dell’attore Leo Gullotta che sarà il filo conduttore della narrazione del docu-film che si articola nelle testimonianze di: Stefano Rodotà, Gianni Borgna, Otello
Angeli, Maurizio Ponzi, Silvio Parrello, Umberto Mercatante, Antonio Del Guercio, Citto Maselli, Ugo Gregoretti, Nino Russo, Vincenzo Vita, Renato Parascandolo. Osvaldo Desideri, Pupi Avati.

 

Ingresso gratuito!

 

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