POETESSE IN ERBA NELLA SCUOLA PRIMARIA DI PORTA NAPOLI

Piazza dei Giudici - Cultura ed Eventi

 

poetaAl termine di una interessante attività didattica sulla Shoà e l’olocausto degli Ebrei, promossa dalla maestra Olga Circhirillo, gli alunni della classe V A della Scuola Primaria di Porta Napoli hanno prodotto sull’argomento lavori di vario genere, da rappresentazioni grafico pittoriche a brevi racconti, a toccanti poesie. Le produzioni dei bambini hanno dimostrato la proficuità dell'azione educativa e didattica promossa dalla maestra che da tanti anni ormai si dedica all’insegnamento con passione e rara sensibilità. L’iniziativa aveva l’obiettivo di porre l’attenzione dei bambini su una delle tragedie più grandi della storia dell’umanità, utilizzando i modi e i mezzi a loro più consoni per attraversare questo drammatico evento in maniera ludica ma rigorosa.
Come sempre attenta alle attività didattiche organizzate nelle sedi di sua pertinenza, la dott.ssa Patrizia Comune, Dirigente del II Circolo di Capua, ha espresso il suo vivo compiacimento per l’iniziativa. Tra tutti i lavori realizzati, per motivi di spazio, si riportano solo due poesie scritte da due alunne.

 

UN BAMBINO COL PIGIAMA A RIGHE
Un bambino col pigiama a righe,
anche io ne ho uno,
ma il mio non è macchiato di sangue!
Quel bambino è stato ingannato, illuso, bruciato.
E poi fumo, fuoco, aria grigia per tutti,
per tutti loro, per tutti noi.
Sì, perché se anche a noi non è successo è come se…
E nessuno può commettere il delitto della dimenticanza.
Solo la memoria può evitare che risucceda il male.
Il male è uscito da quei film, da quei libri.
Mi sembra di stare davanti a quei campi neri,
di respirare quell’aria di morte.
Eppure se guardo oltre,
il cielo si colora d’azzurro,
quello della mia età di bambina che spera e che guarda
davanti a lei uno zainetto:
“Sì, dolce sorellina mia, guardo te e spero che nessuno
dovrà più vedere
bambini col pigiama a righe”.
Antonella Raucci


GLI EBREI
Gli ebrei sono stati torturati e spesso picchiati.
I tedeschi li hanno deportati:
occhi tristi dietro i fili spinati
chiedevano AIUTO
chiedevano un po' di pane
chiedevano di essere LIBERATI.
Capelli rasati e pigiama a righe,
numeri sulla pelle.
Tra questi un bambino.
Guardava il cielo,
sognava la libertà.
Da solo non poteva farcela,
chiuse gli occhi,
il cuore a mille.
Amore, amicizia, rispetto,
queste le parole nella sua mente.
Il cielo si aprì
Il sole brillò.
Il rispetto regnò.
Il bambino, aprì gli occhi ed era libero.
Gaia De Crescenzo

 

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