Bufala Fattorie GarofaloFattorie Garofalo guarda con ottimismo al dopo Covid-19, visto che nel 2020 ha rilanciato prepotentemente il processo di crescita in atto da anni e - nonostante gli ostacoli operativi creati dalle misure sanitarie necessarie per contenere la pandemia da Covid-19 – ha visto un’espansione del fatturato considerevole rispetto al pur ottimo 2019, continuando a porre in essere nuovi investimenti, puntando sul nuovo marchio ed un pack rinnovato e a sviluppare ulteriore crescita occupazionale. Sono queste le note salienti del mondo di aziende agrozootecniche, industriali e del retail che fanno capo al gruppo con base a Capua (Caserta) ed impegnate nella filiera bufalina, nella trasformazione delle materie prime in Mozzarella di bufala campana Dop, carni e salumi, e nella cessione sul mercato di energia da fonti rinnovabili.

 

A Fattorie Garofalo il fatturato lordo di gruppo 2020 è stimato a quota 120milioni di euro, registrando una crescita del 20% sull’anno precedente. Mentre nel 2019, con 100 milioni di euro, il fatturato era cresciuto di circa il 10% sul 2018. La crescita del fatturato in un anno così difficile è presto spiegata: a fronte di un crollo degli ordinativi e degli acquisti del settore Horeca (-55%), dovuto essenzialmente alle misure sanitarie, il gruppo Fattorie Garofalo ha reagito con una espansione delle vendite nel proprio retail (+ 20%) e all’estero (+6%), dove il marchio Fattorie Garofalo è molto conosciuto. Intanto nel 2020 cresce l’occupazione (+4% sul 2019), che raggiunge le 400 unità.

Per quanto riguarda l’export, il gruppo raggiunge con i propri prodotti oltre 40 Paesi, e ha teste di ponte per il retail anche in Gran Bretagna e Francia. Le esportazioni rappresentano sulla vendita dei prodotti lattiero-caseari circa il 60% del fatturato. Attualmente, sui mercati esteri la referenza a brand Fattorie Garofalo a vendite più elevate è la Mozzarella di Bufala Campana clip 250g. Tra i prodotti di successo, e percepiti come nuovi, a brand Fattorie Garofalo si conferma la burrata.

 

Complessivamente il reparto retail – per il quale è in atto il restyling in “Bufala di Fattorie Garofalo, shop - food – lounge” - conta ora su 10 punti vendita in Italia, tra questi quello recentemente aperto al Centro Commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, vicino Firenze - e due all’estero nell’aeroporto di Londra - Luton e nel centro commerciale Velizy 2 a Parigi.

 

Nel 2020 continuano a svilupparsi anche gli investimenti, pari complessivamente a 28,8 milioni di euro, che hanno riguardato soprattutto l’acquisizione del nuovo allevamento di Fattoria Apulia a Cerignola forte di 1.850 ettari e rilevato dal gruppo Amadori. Tale nuovo asset contribuirà in maniera decisiva a raddoppiare l’approvvigionamento intergruppo di latte bufalino – da 83mila a 172mila tonnellate annue - con una forza complessiva di 20 mila capi nei 7 allevamenti attesa per il 2024. Entro questo orizzonte temporale l’incidenza del latte prodotto dalle aziende zootecniche del gruppo sui consumi lattieri dei caseifici sarà vicina al 50%.

 

Sul piano della produzione industriale - che nel 2020 ha raggiunto i 10 milioni di chilogrammi - è confermata la scelta verso la diversificazione dell’offerta, volta ad intercettare nuovi segmenti di mercato ed il consolidamento dei nuovi prodotti lanciati negli scorsi anni, alla quale si accompagna un’intensa attività di branding sul nuovo marchio Fattorie Garofalo – Capua, 1962.

Molteplici sono le ulteriori iniziative in atto: dalla mozzarella biologica a quella senza lattosio fino al Dulce de Leche –. Ma i temi della diversificazione e del branding sono legati a quello della ricerca & sviluppo.

 

“Mentre continuiamo ad investire sugli allevamenti di bufale per rafforzare il livello di integrazione verticale del gruppo nel segno della nostra tradizione imprenditoriale – spiega Raffaele Garofalo, presidente di Fattorie Garofalo – abbiamo iniziato a puntare con sempre maggiore decisione sull’innovazione di prodotto, su un pack rinnovato e il nuovo marchio, che crediamo strategici per arricchire sempre più l’offerta e renderla accattivante così da intercettare le nuove tendenze espresse dai gusti in continua evoluzione dei consumatori e consentire una ulteriore espansione del gruppo in vista dell’uscita dalla pandemia.”

 

“Nei Paesi con piani vaccinali più avanzati – conclude Garofalo - è già in atto una ripresa della domanda, come accade in Gran Bretagna, mercato sul quale siamo storicamente presenti.”

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