Capua. Questa sera ore 19, rievocazione storica del Sacco di Capua

Piazza dei Giudici - Cronaca

lanciocoronaAnche quest’anno la città di Capua, rievocherà i tristi momenti di quel 24/luglio  del 1501.Infatti la Regina del Volturno ,  purtroppo, annovera tra i suoi avvenimenti storici uno di estrema crudeltà e scempio: il cosiddetto “Sacco” che firmò la fine della dinastia d’Aragona nell’Italia Meridionale. L’evento risale al 1501 quando Capua rappresentava una città ricca e potente, oltre che occupante una posizione strategica militare e politica del regno di Napoli. Unico ideatore dello scempio avvenuto fu Cesare Borgia (duca Valentino), affiancato, invece, nell’esecuzione materiale del progetto, dalla Francia che delegò il comando delle sue truppe al  generale d’Aubigny. Cesare Borgia realizzò il disegno di espugnare Capua accostando ai motivi personali, quali la vendetta escogitata verso il re Federico d’Aragona, allora re di Napoli, per avergli rifiutato in moglie la figlia Carlotta, l’ambizione di estendere il suo potere ad un regno così forte, e quindi a tutta l’Italia. Il disegno politico cominciò a prender forma quando il papa      Alessandro VI, padre di Cesare Borgia, depose il re Federico (25 giugno 1501). Il 12 luglio le truppe francesi si diressero verso Capua e cominciarono ad accerchiarla. Alla difficoltà di assediare tale città, dettata dal fatto che era ben difesa (da tre lati dal fiume e dall’altro dalle mura e dai fossati), si aggiunse il valore dei suoi uomini. Capua si difese fino allo stremo delle forze per i quattro giorni successivi al 19 luglio in cui si susseguirono aspre battaglie. Tra i nomi più illustri, menzioniamo ad esempio Ettore Fieramosca, difensore della fortezza di Calvi e Fabrizio Colonna difensore della stessa Capua. Allo scadere dei quattro giorni, l’intera città si trovò in ginocchio e costretta a barattare la resa con i francesi per una tagliadi 40000 ducati da pagare entro le ore 15 del giorno 24 luglio. Fu allora che si concretizzò il piano malvagio del duca Valentino che, accecato dalla cupidigia e dalla vendetta, tramò il tradimento. Fu ordinato alle truppe di allentare la morsa, e di elargire con saluti di pace prima dello scadere del termine stabilito. I nemici furono fatti quindi entrare nella città: furono aperte le porte di Capua (porta Tifatina, Capuana, del Castello e quella delle due Torri) e si abbandonò la guardia delle mura. Fu solo quando la maggior parte dei soldati erano dentro la città che Cesare Borgia, al centro della Piazza Giudici, alzando la verga, diede inizio alla strage. Nello stesso istante stavano uscendo dei delegati dal comune di Capua con il denaro da consegnare. Era il giorno sabato 24 luglio, ore tredici, vigilia di S. Giacomo apostolo. Lo scempio che si consumò fu indescrivibile, non si risparmiò nessuno, neppure i bambini e le donne. Un bambino salvato dalla morte imminente fu Cristoforo Sannelli che per ringraziare, poi, il santo di cui portava il nome per averlo protetto, eresse nella chiesa Santissima Annunziata un altare e sull’altare una statuadel Santocon Cristo fanciullo sulla spalla. La statua (di legno e alta 2 metri) oggi si può osservare nel Museo campano. Le donne furono prese di mira per la loro bellezza e si racconta che alcune di esse (circa 40) rifugiatesi nel Castello Normanno o delle Pietre furono violentate dalle soldatesche del Borgia. 

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