L'odissea di un cittadino per la carta d'identità

Piazza dei Giudici - Cronaca

municipioL'odissea vissuta da un cittadino nato a Capua e residente a San Tammaro per richiedere la tessera d'identità è stata raccontata dallo stesso protagonista nella rubrica delle lettere del quotidiano "Il Mattino". Il Sig. Matta racconta quello che ha vissuto presso gli uffici municipali di San Tammaro e di Capua. Ecco il testo integrale della lettera pubblicata da "Il Mattino" il 7 aprile scorso:

"Scrivo questa lettera perché sono indignato. Indignato per quanto succede ogni giorno in certi uffici pubblici campani, per la superficialità e la maleducazione di certi funzionari, atti a portare lo stipendio a casa alla fine del mese, senza che questo implichi il ben che minimo rispetto per la funzione che svolgono e il cittadino che, pagando le tasse, di tali funzioni dovrebbe usufruire.

Ma veniamo al fatto, che tanto ha caricato i miei risentimenti di cittadino italiano che, nato a Capua (provincia di Caserta) ed emigrato da due anni a Milano per questioni lavorative, constata come la situazione dei servizi pubblici al sud sia ormai giunta ai limiti dell'assurdo.

Nel giorno 6 Aprile 2012, venerdi Santo, mi reco presso l'ufficio anagrafe del comune di San Tammaro, dove ancora ho la residenza, per poter rifare la carta d'identità, ormai troppo deteriorata e quasi inutilizzabile, e che mi occorre per ripartire il lunedi successivo. L'unico funzionario presente (tra i tre previsti, magari gli altri due erano in ferie, magari si erano assentati) mi risponde( devo dire con cortesia) di ripassare martedi, visto che sono al momento "sprovvisti" di tessere per carta d'identità. Un pò sbigottito dalla cosa, domando se vi fosse possibilità di sbrigare le pratiche necessarie (moduli da compilare, fototessere, pagamento, ecc.), per poi delegare mia madre al ritiro della tessera qualche giorno dopo. Il funzionario mi risponde che la cosa non è possibile, ma che mi sarei potuto recare in qualsiasi altro comune d'Italia (Milano ad esempio, ma anche comuni limitrofi) e la tessera mi sarebbe stata rifatta, previa una richiesta del comune dove mi recavo al comune di San Tammaro, il quale, rilasciando un nulla osta, avrebbe acconsentito all'emissione della tessera dall'altro comune.

Poiché la tessera mi occorreva in tempi brevi per rientrare a Milano, mi reco al vicino comune di Capua, dove si svolge la parte più paradossale della storia.

Ore 10.15. L'ufficio anagrafe del comune di Capua, a quanto ho potuto osservare, conta di due dipendenti (una signora di mezza età e un signore di poco più giovane). Al mio arrivo, in coda davanti a me ci sono due persone, probabilmente un padre e una figlia. Osservandomi arrivare, uno dei due dipendenti (la signora) dice all'altro (naturalmente, in lingua dialettale): "Vedi..io te l'avevo detto che per le 11 era impossibile andare via, qui arriva la gente all'ultimo minuto". Mah..

Comunque, essendo due i dipendenti e poichè padre e figlia sbrigavano una singola pratica, chiedo alla signora se posso avvicinarmi per farmi sbrigare da lei. Con evidente scortesia, mi ammonisce "Ma non lo vedi che stiamo servendo il signore?" Ritorno sui miei passi, ma non posso fare a meno di osservare la pratica che i due dipendenti (per la cronaca, l'uno guarda l'altro fare domande al genitore della ragazza) stanno sbrigando. Il signore ha cambiato da poco residenza, spostandosi a vivere a capua, e vorrebbe far aggiornare la carta d'identità della figlia.

"E nun ve convien", risponde sgarbatamente la signora, mentre l'altro dipendente, braccia conserti, assiste divertito alla scena. "Queste sono cose che si vanno per autocertificazione, vi conviene a voi spendere 10 euro per le foto, il rinnovo? Nun è proprio cosa" Al chè, restituisce la tessera al singore che, un pò sbigottito e senza possibilità di obiettare nulla, se ne va.

"Lei invece?", mi intima la signora. "Salve, io sono residente a San Tammaro, ma siccome non avevano le tessere per carta d'identità mi hanno detto..".

"Ma chist 'e San Tammaro so sciem??", inizia urlando la signora. "Ma tu guarda questi? E io dovrei fare le tessere a tutti quelli che vengono da San Tammaro??' No, no, ma io glielo dico.. Francesca.. ma tu Hai capito?? Il funzionario di San Tammaro..". La signora, urlando frasi di questo genere, naturalmente in dialetto, si dirige verso le altre stanze del corridoio, da dove a un certo punto sbucano incuriositi tutti gli indaffarati funzionari. "Ma che è stato?", Che ha fatto questo di San Tammaro?", " Ma veramente, cose di pazzi".

E veramente cose di pazzi. Per 10 minuti di orologio, questa scena si ripete davanti ai miei occhi: la signora continua a rincarare la dose contro i funzionari di sSan Tammaro, non disdegnando di inserire nelle sue argomentazioni svariate parolacce. Di fronte a me, il secondo dipendente del comune, sempre braccia conserti e seduto sulla sua sedia, accenna un sorriso divertito.

Al ritorno della signora verso il suo ufficio, le chiedo, dunque, se la risposta è negativa. "E certo! Sono domande da fare?". Me ne vado, ho perso allegramente una mezza giornata di ferie.

Da questo racconto, emergono diversi punti, che sottolineano in maniera decisa il malcostume ben radicato in certi uffici pubblici del sud:

- inefficienza del servizio: è impossibile che un ufficio anagrafe sia sprovvisto di tessere prestampate per carta d'identità; la mia richiesta non era così urgente, ma se lo fosse stata? Se avessi dovuto partire subito e la mia carta d'identità era scaduta;

- scarso rispetto per il cittadino: i dipendenti non hanno avuto nessuna cura di darmi una risposta precisa o di soddisfare i miei bisogni; inoltre, se il signore prima di me voleva rifare la carta d'identità della figlia, per quale motivo deve essere la funzionaria a "consigliare" (è una parola grossa, per non dire "imporre") di non farla?

- maleducazione: urla, parolacce e termini dialettali sono cose che in un ufficio pubblico non dovrebbero accadere; - scarsa voglia di lavorare: le argomentazioni della signora, sia per il mio problema sia per quello del genitore che mi precedeva, erano tutte orientate al "meno faccio, meglio è", non di certo alla soddisfazione del bisogno del cittadino. In più a questo, la necessità di tornarsene a casa il prima possibile, accogliendo il cittadino arrivato all'ufficio " solo" 45 minuti prima della chiusura dello stesso con frasi esplicite, vi sembra normale?

E' per questo che sono amareggiato. vivendo da un po' a Milano e portando in giro ogni giorno la mia meridionalità quale valore aggiunto per la mia professione, cercando con dignità e fatica il rispetto degli altri, in certe situazioni mi accorgo che certi pregiudizi nei nostri confronti non sono totalmente privi di fondamento. Per quale motivo dobbiamo essere seriviti in questo modo? Perchè questi funzionari occupano i loro ruoli solo per conservare il loro diritto al posto fisso e non espletare i loro doveri di servitori del cittadino? Perchè quando ho necessità di rinnovare un documento, ottenere un certificato devo sentirmi come se stessi andando in guerra, lottando contro disservizi, scarsa voglia di lavorare e maleducazione?

Alla fine, prenderò delle ore di permesso dal lavoro e farò la carta d'identità all'ufficio anagrafe di Milano, è l'unico modo che mi è rimasto. Almeno lì ho la speranza che ti rispondano con cortesia, siano muniti di tessere per carta d'identità e pensino a soddisfare il bisogno del cittadino nella maniera più efficiente possibile.

Questa speranza, ora come ora, al sud non ce l'ho.

Mattia

 

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