Capua, l'amore di una concittadina per la Regina del Volturno

Piazza dei Giudici - Cronaca

porta napoliCerte volte, le cose che amiamo di più sono quelle che abbiamo imparato ad amare, con pazienza e con cura. Posso dire lo stesso della mia città, Capua, "Città d'arte e di studi", così come evidenzia il cartello posto all'ingresso della maestosa Regina del Volturno, tra le prime città, dopo Roma, che nell'antichità ebbe un Senato. La storia di questa meravigliosa città basterebbe da sola a farne apprezzare la bellezza, dal cui fascino non ci si può sottrarre. Essa, sin dalla sua fondazione, è stata testimone delle più sconvolgenti vicissitudini dei secoli trascorsi, ma è stata anche "madre" che nel suo ventre sapiente ha accolto e cresciuto, con amore e devozione, le più fiorenti culture: teatro di guerre, scorrerie di popoli di ogni dove, scenario di svago e divertimento durante gli Ozi istituiti da Annibale, bottino di guerra di Cesare Borgia (detto il "Valentino") che la calpestò e la depredò violentemente, musa ispiratrice per artisti ed architetti che hanno costruito chiese e palazzi, fortezze e bastioni, così da renderla aggraziata e valorosa, al contempo. Non basta aprire un libro di storia per "conoscere" Capua, non basta scattare un paio di foto per "vedere" Capua: essa va vissuta, e chi vi abita sa bene quanto è "dolce e amaro" amarla così com'è. Come molti gioielli del nostro bel Sud Italia, Capua si inserisce nella triste lista di chi è stato "sedotto e abbandonato", il cui cuore è stato tradito e deriso. Deriso da chi avrebbe il potere di cambiare le cose, deriso da chi potrebbe rispettarla anche solo evitando di gettare una carta a terra, deriso da chi sa, eppure tace! Ne consegue che le generazione del nostro tempo, i giovani di quest'epoca, poco propensi ad amare ciò che si ama con pazienza, sono indolenti di fronte a una città che, come tante altre, va spegnendosi.

Eppure no! Capua è una donna forte! Porta le cicatrici degli abusi subiti, porta le rughe del tempo che passa, porta i segni delle offese e della negligenza dei suoi abitanti. Eppure, resta sempre bella! Bellezza tanto antica e tanto attuale! Le sue chiese sono sempre lì, in attesa che qualcuno, nel viavai quotidiano, si soffermi a guardarle, anche solo per un attimo. Capua è dolce, non si adira, non se la prende se la si lascia dimenticata per un po', a prender polvere mentre la vita scorre. Capua aspetta e ritorna a vivere quando qualcuno parla di lei, ora sorridendo, ora sospirando...

Capua è saggia, le vicende vissute l'hanno resa tenace, forte, anche di fronte alla non curanza di chi dovrebbe amarla. Ma si sa, a volte le cose antiche passano in secondo piano, diventano... antiche, dimenticate, come quei figli ingrati che voltano le spalle ai genitori che li hanno tanto amati, cresciuti con cura e pazienza.

Pazienza: ci vuole tanta pazienza per amare Capua, ci vuole coraggio e desiderio per avere uno sguardo sempre nuovo su una città che, se amata, non muore mai, anche se le pareti delle chiese sono "mangiucchiate" dal tempo e dall'umidità.

I momenti più belli per vivere Capua sono quelli in cui la città "si risveglia": un lungo sbadiglio, un raggio di sole che illumina lo specchio del fiume Volturno, un cinguettare amoroso di passerotti adagiati sulla ringhiera di un balcone... e Capua dà il benvenuto ad un nuovo giorno. Alla domenica, poi, il risveglio è posticipato: gli abitanti riposano più a lungo, e così la città ha un po' di tempo per sé. Si respira aria fresca, il sole è tiepido, il vento è mite. Le strade sono silenziose. Poi, d'improvviso, quel silenzio è rotto dal vivace suono delle campane che annunciano la prima messa della giornata. La gente accorre, emozionata, affrettata. Le campane annunciano una festa, è il giorno del Signore! Dopo un'ora, la città, ancora un po' assopita, inizia a prender vita, si anima, sussulta. Dalle finestre di una casa che dà su un vicolo, il sottofondo della radio annuncia il lento risveglio di una famiglia. Il profumo di sugo invade le prime case. Mio nonno diceva che il ragù, per venire bene, deve "p'ppiare". Ignoro completamente come si scriva, ma è dolce il ricordo commisto alla voce di mia madre che ricorda quel tempo passato, tanto amato e tanto indelebile, trasmesso e raccontato a me e ai miei fratelli.

I ricordi scrivono la storia delle persone: anche se sono malinconici, essi disegnano i rami del nostro albero genealogico, della storia della nostra famiglia e dei nostri avi. Le nostre radici ci dicono chi siamo, da dove veniamo, e qual è il nostro posto nel mondo. La memoria insegna ad imitare ciò che in passato è stato buono e a fuggire dagli errori compiuti. La memoria è vita, come quella di Capua che, pur se assopita lungo le rive del Volturno, resterà sempre la sua maestosa e sempre regnante Regina.

Giusy Granata

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