Il responsabile del settore finanziario dell'Ente, scrive una lunga relazione e spiega perchè è dissesto

Piazza dei Giudici - Cronaca

comune.jpgUna lunga relazione descritta dal responsabile del settore finanziario, è stata fatta recapitare al Sindaco di Capua, al Presidente del Consiglio Dott.ssa Carmela Ragozzino, al Consigliere Marco Ricci, al Segretario Generale Dott. Massimo Scuncio e al Collegio dei Revisore dei Conti nella persona di Casuccio Michele, lo scorso 29 Luglio.
Tale relazione, spiegherebbe tutti i debiti che l'Ente comune ha, oltre quelli fuori bilancio, con una conclusione quello del responsabile del settore finanziario, al fallimento totale dell'Ente proponendo deliberazione dello stato di dissesto finanziario ai sensi dell’art. 244 del TUEL.
Dunque, il Dott. Mattia Parente, dopo un'accurata valutazione (con carte alla mano) ha definito la situazione disastrosa, con una difficile se non impossibile, via d'uscita.

 

Pubblichiamo la relazione integralmente:

 

Il sottoscritto Dott. Parente Mattia, responsabile del settore Economico-Finanziario, richiamata la propria nota del 14 maggio 2013 prot. n. 8669 con la quale rappresentava le situazioni di squilibrio di bilancio che richiedevano interventi straordinari di riequilibrio; richiamato, altresì, il proprio parere espresso in relazione al Consuntivo 2012 ad esso allegato; in esecuzione dell’incarico ricevuto con delibera di C.C. n. 18 del 27 maggio 2013 ad oggetto “art. 243 bis del D. Lgs. 267/2000. Provvedimenti”, con la quale questo Ente ha fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale di cui al citato ultimo articolo del Tuel ha proceduto all’espletamento dell’incarico rispetto al quale fa presente quanto segue.
In sede di elaborazione del Piano di riequilibrio decennale ex art. 243 bis del Tuel lo scrivente responsabile ha predisposto lo schema di Bilancio di Previsione 2013, in ossequio alle linee guida dettate dalla Corte dei Conti Sezione Autonomie con deliberazione n. 16/SEZAUT/2012/INPR che, con riferimento ai presupposti per la presentazione dello stesso piano così recitano: ”… è utile disporre della rappresentazione certa e veritiera di partenza, al fine di valutare la sostenibilità del piano”. Ebbene dalla suddetta predisposizione è emerso un rilevante spareggio di bilancio nella misura di euro 2.473.192,52, salvo maggiori tagli dei trasferimenti rispetto a quelli presuntivamente calcolati, non recuperabile con la protocollare manovra di incremento dell’Entrata e decremento della spesa. Infatti, dal lato dell’Entrata l’unica possibile manovra è attuabile sull’Imu (l’aliquota dell’addizionale irpef è già al massimo, mentre i tributi minori fanno registrare incrementi poco significativi) incrementando al massimo l’aliquota e prevedendo, con prudenza, un ulteriore incremento quale entrata ordinaria riflessa derivante dalle attività di accertamento di maggiore base imponibile. Da tale leva si valuta, complessivamente, una maggiore entrata di euro 1.433.734,43. Per quanto riguarda, poi, la spesa, già molto ristretta, non si è resa possibile alcuna manovra significativa di recupero di risorse, anzi è stato necessario incrementare più interventi di spesa che risultavano insufficienti (ad es. le utenze) ed aggiungerne altri di nuova programmazione che hanno assorbito ulteriori risorse. Il recupero tra maggiori e minori spese si è attestato, sostanzialmente sulla somma di euro 136.873,73 derivanti dai tagli alle indennità di carica (come da accordi con gli amministratori). Si prospetta impossibile, quindi, allo stato, la prescritta riduzione (art. 243 bis comma 9, lett. b) e c), nel termine del triennio, della spesa dell’intervento 03 nella misura del 10% e quella dell’intervento 05 nella misura del 25%, essendo stato concesso, dal Ministero Interno, l’accesso al Fondo di Rotazione.
Tale squilibrio evidentemente, non potrà giammai essere portato a finanziamento nell’ambito della procedura di riequilibrio pluriennale ex art. 243 bis del Tuel, essendo, quest’ultima, chiamata alla risoluzione di squilibri straordinari capaci di causare una situazione di dissesto finanziario, ma non quelli di spesa corrente di competenza (vedi allegato 2). Se pure fosse stato possibile, poi, si evidenzia l’insufficienza delle risorse emerse per il finanziamento del fabbisogno della procedura di cui al 243 bis. Infatti, dalle relazioni dei responsabili dei settori e dagli impegni assunti dall’Ente per fronteggiare l’operazione di risanamento, è emerso un fabbisogno di euro 21.431.322,30 (vedi allegato 1) costituito da: euro 8.206.883,01 di disavanzo di amministrazione 2012, da euro 4.104.767,25 di debiti fuori bilancio di parte corrente, da euro 1.772.843,25 di debiti fuori bilancio di parte capitale, da euro 2.170.742,54 del fondo di rotazione da restituire, da euro 1.772.843,25 del mutuo Cassa DD. PP. in deroga, da euro 3.403.243,00 delle quote di ammortamento del D.L.
35/2013. A tale fabbisogno va aggiunto, come rilevato e concordato nell’incontro di lavoro, con i Revisori dei Conti e il Segretario Generale, tenuta venerdì 26 luglio u.s., la somma di euro 1.000.000,00, minimo (l’importo potrebbe essere maggiore), per la ricostituzione immediata dei fondi vincolati, nonché di ulteriori euro 1.000.000,00 per fronteggiare il debito verso l’Eni Acque che, seppure non ancora certo, liquido ed esigibile, a procedimento quasi concluso, intorno ad euro 1.500.000,00 ed a fronte di un residuo passivo soltanto di circa euro 500.000,00 diventa quanto meno opportuno il finanziamento dell’ulteriore somma su indicata. Per tali ultime voci di fabbisogno non sono state reperite le fonti di finanziamento.
Il suddetto fabbisogno di euro 21.431.322,30 è coperto, legittimamente, per euro 13.918.178,3 con alienazione di immobili, per euro 1.800.000,00 con accertamenti tributari ici anni 2007, 2008 e 2009, per euro 2.340.000,00 con recupero di somme da espropri di cooperative, per euro 2.250.000,00 con avanzo corrente, dal 2017 in poi, generato dal fondo svalutazione crediti e per euro 1.123.144,00 con riduzione delle spese del personale nei dieci anni. Un limite del piano di finanziamento è sicuramente costituito dal fatto che la maggior parte delle alienazioni di beni immobili, tra l’altro concentrate nei primi cinque anni del piano, riguardano beni per i quali l’Ente ha già posto in essere procedure di alienazione non andate a buon fine. Un ulteriore insuccesso
comporterebbe un forte aggravio delle già precarie condizioni dell’Ente che nel frattempo avrebbe assunto altri impegni finanziari collegati, come descritti, al piano, a fronte di un consistenze disavanzo di cassa perdurante ormai da anni che non consente il pagamento delle spese indispensabili, e debiti certi, liquidi ed esigibili al 31.12.2013 ancora da pagare per circa euro 8.000.000,00.
Per le motivazioni su esposte e soprattutto per quanto attiene al mancato pareggio del bilancio di competenza, lo scrivente non ritiene, per l’Ente, sostenibile il riequilibrio pluriennale ex art. 243 bis del Tuel. Ricorre, pertanto, a suo parere la fattispecie di cui all’art. 244 del Tuel per la trattazione della quale trasmette la presente agli organi in indirizzo per le rispettive competenze.
Con la presente ritiene, altresì, aver assolto all’incarico di cui alla delibera di C.C. n. 18 del 27.05.2013, allegando pertanto, la relazione illustrativa delle cause dello squilibrio e delle azioni di risanamento e le relazioni dei responsabili dei settori di ricognizione dei debiti e delle fonti di
finanziamento di rispettiva competenza. Essa, pertanto, costituisce proposta di deliberazione dello stato di dissesto finanziario ai sensi dell’art. 244 del TUEL.

Resta a disposizione per ogni eventuale e ulteriore chiarimento che dovesse rendersi necessario.

 

Il Responsabile del S.E.F.
F.to Dott. Mattia Parente

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