Con la Nasa, da Marte al CIRA di Capua

Piazza dei Giudici - Cronaca

Il Cira visto dall'altoLe verifiche sui velivoli che dovranno rientrare da Marte, per conto della Nasa; o quelle sull'impatto del volo supersonico in joint con l'Agenzia spaziale giapponese, per parlare di programmi che presto coinvolgeranno anche le grandi imprese dell'aerospazio attive nel mondo. Ma non solo. Sul carnet dei piani del Cira, il Centro di ricerche aerospaziali di Capua, ora compare anche altro: progetti a servizio delle pmi aerospaziali italiane e straniere. Qualche esempio? La creazione di leghe di alluminio e scandio: nuovi materiali da impiegare nel settore aerospaziale, collaborando con ricercatori russi e canadesi; oppure la progettazione di 13 sistemi elettronici per velivoli ultraleggeri. 
Insomma, il Cira (società consortile per azioni partecipata da Asi, Cnr, regione Campania e Industrie italiane dell'Aerospazio) partecipa ai grandi programmi di ricerca internazionali e, in parte, cambia anche pelle, avvicinandosi alle esigenze di trasferimento tecnologico manifestate da imprese di minore dimensione comunque affermatesi sulla ribalta mondiale. Il direttore del Cira, Leopoldo Verde, ex ricercatore nel Dipartimento Meccanica del Volo e Controlli, da vent'anni alla guida del Centro, spiega le ragioni delle nuove missioni: «Il ministero ha spinto l'intero mondo della ricerca – dice – a perseguire un chiaro ritorno per il Paese e per la sua industria. In verità il Cira già oggi è orientato in questa direzione». «Un'eccellenza – commente Paolo Graziano, presidente degli industriali di Napoli e imprenditore del settore con Magnaghi – che rappresenta un vantaggio competitivo su scala internazionale».
Il centro di Capua viene fondato da Luigi Gerardo Napolitano nel 1984 per l'attuazione del Prora (Programma di ricerca aerospaziale italiano). E da subito si dota di impianti che ne faranno un unicum a livello mondiale: il Plasma Wind Tunnel, unico per potenza e dimensioni, l'Icing wind tunnel, il Laboratorio di impatto delle Strutture Aerospaziali e la Galleria Transonica. Ne fanno un centro di ricerche aerospaziali con un valore della produzione sui 48 milioni, con un utile operativo di circa 12 milioni e con un organico di 350 dipendenti. «Ebbene – dice Verde – il ritorno degli investimenti sulle infrastrutture è evidente. Nel 2011, a esempio, abbiamo raccolto ordini dall'industria del settore per circa 25 milioni. Oggi le imprese vengono a fare verifiche dei propri velicoli anche dalla Cina. Grande utilizzatore del wind tunnel è poi il consorzio Airbus». Centri similari ce ne sono, a esempio in Olanda o in Russia, ma il Cira attrae sopratutto per le verifiche sulla resistenza dei materiali al ghiaccio.
Lo ha riconosciuto anche la Nasa. L'intesa siglata nel 2012 punta sull'impiego del Plasma Wind tunnel per preparare il rientro da Marte. Il contratto , da mezzo milione, è operativo. Sebbene l'accordo strategico sia alla firma dei due governi, sono partite le prove. La Nasa dovrebbe inaugurare una sede al Cira e viceversa. Seguirà poi uno scambio di ricercatori impegnati, per partire, su 4 programmi.
Così come è partito un altro importante progetto: l'Europa ha deciso che la ricerca deve focalizzarsi sul nuovo concetto di "aero-spazio- plano", il veicolo che sostituirà lo Space Shuttle. Per l'Europa il Cira dovrebbe diventare il "prime" del programma Pride.In questo campo, poi, è partita anche una collaborazione governativa tra Italia e Giappone, attraverso la Jaxa (omologa dell'Asi per il Giappone). Il progetto avrà un costo – non ancora definito – tra i cento e duecento milioni.
I nuovi programmi al via, in verità, sono una sorta di scossa alla ripresa dopo un periodo di minore attivismo. «Il Cira deve rilanciarsi su scala internazionale – dice Luigi Iavarone, presidente del Sam, consorzio di imprese del settore e vice presidente della Camera di commercio di Napoli – ha strutture e risorse tali da poter essere pari al Cern. Deve spingere di più sull'internazionalizzazione». Rilievi che Salvatore De Biasio, nel cda del centro e imprenditore del settore auto smonta: «Il rapporto con le imprese è proficuo e anche le relazioni internazionali sono intense».
Intanto il Cira si avvicina alle piccole e medie imprese italiane. «Pensiamo di dover creare in Campania una sorta di Silicon valley – aggiunge Verde – dove sono presenti imprese di settori diversi per indurle a confrontarsi e contaminarsi». Sono partiti contatti che dovranno poi consentire di elaborare programmi comuni, anche creando joint venture o incubatori e start up. Il processo è avviato. Ne è un esempio la Scandium 4 Aerospace, spin off tra Cira e una società russa, che attinge finanziamenti europei e nazionali, e deve occuparsi delle leghe di scandio da fondere con altri metalli, a partire dall'alluminio. Entro quest'anno realizzerà un prodotto certificabile. Su un altro versante, con aziende Usa, si è scoperto che sfruttando al meglio precedenti ricerche si potrebbero costruire 13 nuovi prodotti avionici: si tratta di cockpit avanzati per velivoli ultraleggeri e non. L'impiego presenta numerose possibilità, dal momento che l'Italia è leader mondiale nella costruzione di velivoli leggeri e ultraleggeri, da uno a 4 posti. Oggi le imprese italiane – con quelle campane in buona posizione nel settore – sono obbligate ad acquistare elettronica per gli ultraleggeri oltre oceano, sostenendo costi alti. Il Cira vuoledialogare con le società Usa che producono sistemi elettronici, per poi realizzare produzioni su misura per l'aviazione generale fatta in Italia e con costi più bassi. Parliamo di sistemi che renderanno il trasporto più sicuro

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