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Capua. Legge 92/2019: un ritorno ai valori del vivere civile!

Anna GiacoboneErano gli anni ottanta, anni nei quali se si vedeva qualcuno per strada in stato di bisogno ci si fermava a prestare aiuto e non a riprenderlo con uno smartphone. Lo ricordo ancora quel libro bianco e nero con la scritta ”Società Civile”, la professoressa ci spiegava le “buone regole”, come le chiamava lei, l’educazione stradale, alimentale, la politica…Poi questa disciplina si è persa nei meandri dei programmi scolastici, dissolta nei saperi del tempo e lasciata al buon senso dei professori che guidati da un forte senso del dovere hanno continuato a sensibilizzare al rispetto delle regole in una società in continuo cambiamento.
Educazione civica, dal verbo educare, dal latino “ducare” che sta per trarre, condurre e dalla particella “e” che sta per fuori, quindi tirare fuori i valori del vivere civile.
Un alunno responsabile, cittadino attivo, consapevole delle proprie azioni e del proprio ruolo nella società dell’esercizio dei propri diritti e del rispetto dei propri doveri. Ci voleva un atto normativo ad hoc, nello specifico la legge 92/2019 per reintrodurre l’insegnamento dell’educazione civica.
Di sicuro bisogni educativi emergenti hanno generato l’esigenza di un recupero di saperi civici causa di un’interruzione della catena di trasmissione valoriale tra le generazioni.
Una repentina perdita di capacità sociali e di valori generata da due comportamenti: la rinuncia ad esercitare la propria autorevolezza da parte delle figure di riferimento e la neutralità educativa per non condizionare gli educandi. La legge 92/2019, con l’obbligo dell’insegnamento trasversale di educazione civica, ai sensi dell’art. 2, e’ un’opportunità di una rinata dignità donata all’agenzia educativa scuola. La trasversalità delle 33 ore annue previste dalla nuova normativa richiama l’attenzione non di un singolo docente ma di tutti i componenti del Consiglio di classe, affinchè il paradigma di riferimento sia diverso dalle singole discipline, ma sia declinato da una pluralità di obiettivi di apprendimento e di competenze che non sono riferibili al singolo ma al lavoro di un team che ha come focus finale formare, sulle competenze sociali specifiche l’alunno. Sempre più adolescenti crescono e vivono in un contesto sociale che usa il linguaggio della violenza a tutti i livelli, dove non si tende al confronto ma allo scontro. Non è stato piu’ possibile continuare a sottovalutare questi fenomeni, si è ritenuto necessario, con l’obbligo formativo, di affrontare sempre i il problema sul nascere, a partire dalle scuole primarie, lavorando realmente sulla prevenzione e sulla salute. In particolare, per la scuola d’infanzia, le linee guida presentano l’avvio di iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile. “Attraverso la mediazione del gioco, delle attività educative e didattiche e delle attività di routine i bambini potranno essere guidati ad esplorare l’ambiente naturale e quello umano in cui vivono e a maturare atteggiamenti di curiosità, interesse, rispetto per tutte le forme di vita e per i beni comuni”. Partire, quindi dagli alunni piu’ piccoli perché è in tenera età che l’individuo riceve l’imprinting di chi sarà nel futuro.
Tre sono i nuclei fondanti che ci propone la normativa: Costituzione (diritto nazionale e internazionale), Sviluppo sostenibile e Educazione digitale. Validissimi tutti ma mi soffermerei sull’educazione digitale, visti i recenti eventi di cronaca che spesso vedono protagonisti adolescenti privi di una consapevolezza del corretto utilizzo della rete. Giovani che deridono online loro coetanei oppure riprendono atti di violenza solo per un malsano senso di affermazione. Educazione digitale anche per i diffusissimi casi di ritiro sociale che purtroppo caratterizzano la vita di molti discenti , condizione supportata ed aumentata in seguito alla pandemia.
I media sono importanti per la comunicazione durante il lockdown ci hanno connessi e ci sono serviti a creare un contatto, a rassicuraci gli uni con gli altri ma occorre maturare la consapevolezza che sono un mezzo per comunicare, non il solo modo ed occorre conoscerne la netiquette.
Allora ci attende un compito impegnativo che è quello di ridare la speranza di un futuro migliore alle generazioni, plasmarle affinchè la sensibilizzazione alla legalità, consapevolezza, il rispetto di sé e dell’altro, della natura e dei beni comuni possano ridiventare dei valori portanti della nostra società, grazie alla capacità empatica e carismatica che solo un docente veramente motivato riesce a tramettere ai propri alunni e quindi di conseguenza a tirar fuori quelle attitudini prosociali dei ragazzi che sono loro per natura ma che spesso passano in secondo piano perché non ci sono figure educative o coetanei che né supportano l’importanza e la validità valoriale.

 

Prof. Ssa Anna Giacobone
Docente di Diritto, Economia ed Educazione Civica del Liceo Garofano di Capua,

educatrice e formatrice in tematiche di disagio ed educazione civica

Dottore Commercialista - Revisore dei Conti.

 

 

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