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Capua. Pirotecnico: militari nella fabbrica bolognese per costruire i respiratori polmonari. Il capuano Iannelli, tra i 25 militari esperti

 

iannelliUna task force dell'esercito italiano è impegnata per aiutare un'azienda bolognese (Siare Engineering di Valsamoggia in provincia di Bologna) nella costruzione di ventilatori polmonari da installare, in questo periodo di emergenza da Covid-19, da destinare ai reparti di terapia intensiva.
La "Siare Engineering" è l'unica azienda italiana produttrice di ventilatori polmonari con un organico di circa 35 dipendenti diretta dalla famiglia Preziosa.
Da circa tre giorni, al fianco dell'azienda, si sono affiancati venticinque fra i migliori uomini dell'esercito, tra cui anche il concittadino Giancarlo Iannelli come civile, tecnici specializzati dell'Agenzia industrie della difesa, ente alle dirette dipendenze del ministro della Difesa.
Grazie al supporto di questi esperti, sarà possibile produrre oltre 125 macchinari a settimana, circa 500 al mese per un totale di oltre 2000 apparecchiature entro fine luglio, data in cui terminerà il progetto.
Diversi sono gli stabilimenti militari che hanno dato il proprio supporto specializzato tra cui lo Stabilimento Pirotecnico di Capua, quello di Castellammare di Stabia, quello di Torre Annunziata, l'Arsenale Marittimo di Messina ed altri.
L'azienda, quindi, ha messo a disposizione dell'esercito tutto il materiale necessario e un reparto apposito proprio per sopperire all'emergenza del secolo.
I respiratori, servono alle nostre strutture ospedaliere che stanno arginando le tantissime emergenze -dice il rappresentante legale dell'azienda- specie in quelli della Lombardia, Emilia Romagna e del Veneto. Gli spazi sono quasi al completo -continua dicendo- e proprio per questo si stanno allestendo nuove strutture da destinare alla terapia intensiva, quindi, ci sarà bisogno di attrezzature superspecializzate.
L'ingresso di militari in strutture private -conclude Preziosa- non succedeva dai tempi della guerra, quando le aziende d'eccellenza venivano letteralmente sequestrate per produrre ordigni bellici.
I primi respiratori, dunque, saranno destinati in primis agli ospedali del nord, quelli che soffrono maggiornmente rispetto al resto della nazione per il carico di contagiati.

 

 

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