Sacco di Capua, per non dimenticare...

sacco_di_capua.jpg24 luglio 1501 e 9 settembre 1943. Due date ugualmente funeste nella storia tormentata e gloriosa della nostra Città. Quanti di noi ricordando gli orrori della giornata spietatamente limpida di fine estate di 66 anni fa, troveranno in quella pagina di storia scritta cinque secoli avanti impressionanti motivi d'identità: la stessa attesa di uomini creduti alleati e rivelatosi improvvisamente perversamente assetati di sangue, le stesse grida di dolore, di disperazione, come 66 anni fa, morti, talvolta mutili e irriconoscibili, giacenti insepolti per le strade e lungo il fiume, grida di figli che il padre è impotente a soccorrere. Una sola è la differenza fra le due giornate funeste: noi non guardammo negli occhi degli sparvieri che andarono veloci a macerare il loro rimorso e non avemmo tempo e opportunità di buttar loro in faccia il nostro disprezzo, i nostri padri invece consumarono la loro umiliazione sotto il ghigno soddisfatto di quella bestia senza Dio, la cui vita è stata dominata da una ossessione costante, riscattare nella crudeltà il marchio di figlio sacrilego. Ma anch'egli, dopo che ogni suo disegno era naufragato e tanti delitti, scelleraggini e assassini erano stati commessi invano, imprigionato nella fortezza spagnola di Medina del Campo, si divertiva a far volare i suoi falconi e rallegrarsi quando essi uccidevano qualche inerme uccelletto. Sappiamo che fuggì presso il cognato Giovanni di Albret, re di Navarra e un anno dopo morì ucciso in battaglia. Era il 12 marzo 1507. Aveva 31 anni. Questo fu l'uomo della distruzione di Capua. Astuto quanto mai, sempre presente a se stesso, prevedeva tutto; ma senza Dio, non si può prevedere tutto. Alla fine della vita ebbe a confidare al Macchiavelli "che aveva pensato a tutto quello che poteva nascere alla morte di suo padre, Alessandro VI, e a tutto aveva trovato rimedio, eccetto che non pensò mai alla sua morte, di stare ancore lui per morire". Certamente la piaga aperta nella Città per quelle poche ore di ferocia devastatrice non bastarono i secoli a chiuderla. Sacerdoti e religiosi gettati nei pozzi o a fiume, innocenti creature violentate nei monasteri. Veronica delle Vigne per evitare l'infamia si precipitò nella cisterna di San Benedetto. Vittoria Antignano nel fiume: In poche ore furono ammazzati circa quattromila inermi cittadini. Si videro allora donne di malaffare, che venivano al seguito delle truppe francesi, spogliare i cadaveri per impadronirsi delle vesti. Da quel giorno le campane, le dolci campane di Capua, non suonarono più per un mese. La città apparve un campo fumante dove abbia divampato la più disumana di tutte le battaglie. C'era allora nel posto dell'attuale chiesa una edicoletta consacrata alla Vergine della Pietà, di cui una buona donna del popolo si prendeva cura. La donna si chiamava Camilla Santella. E Madonna della Santella era il titolo popolare che indicava la Sacra Immagine. Si dice che questa Immagine abbia dato segno di lutto in quel giorno terribile, elevando le mani verso il capo in segno di costernazione e così rimase fino a quando la pietà poco intelligente di buoni popolani l'abbatté per farne una chiesa. Quanto sarebbe stato delizioso ammirare ancora oggi, consunta dagli anni, l'antica Madonna costernata della Santella. Fu allora che attorno alla pietà della Madre si intenerirono i figli e un gruppo di fedeli, poi organizzati in Confraternita, si dettero a seppellire i morti. E attraverso i secoli si parla di una "ben tenuta Confraternita di 33 Confratelli che si esercitano in molte opere pie, specialmente quella di associare i cadaveri morti repentinamente, annegati nel fiume, uccisi o assaliti da qualche altra disgrazia. Questo pio ufficio la Confraternita osservò tanto gelosamente che quando i parroci della Città reclamarono come proprio il diritto di seppellire i morti, se ne fece causa e la Santa Sede determinò che se per le ore 24 il Parroco del luogo non desse sepoltura a un simile cadavere, restasse in arbitrio della Confraternita pigliarlo processionalmente e seppellirlo". (Granata –Santuarium Capuanum). E ancora oggi, gelosa custode, della sua unica e immensa storia, continua l'opera di solidarietà e di carità nei confronti dei più deboli e dei più bisognosi con l'unico e insostituibile scopo di promulgare, fino alla fine dei tempi, la fede nella dolce e dispensatrice di Grazie Maria Santissima Madre di Dio.

 

Camillo Ferrara

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