Ritornano a splendere gli affreschi di Trentola, Un volume di Salvatore Costanzo illustra le opere

felice_ruggiero_battesimo.jpgDopo aver dedicato un’ ampia ricerca al recupero critico e storiografico di due episodi pittorici tra i più illuminanti e significativi del Seicento napoletano a Marcianise, la pala di “San Simeone Profeta” di Battistello e Pompeo Caracciolo e quella di “San Carlo Borromeo” di Giovan Bernardino Azzolino, l’architetto e storico dell’arte Salvatore Costanzo scrive oggi su di un terzo importante “ritrovamento” che va ad arricchire la fertile produzione figurativa sacra di Terra di Lavoro: il ciclo di affreschi di S. Maria Assunta in Trentola (già chiesa domenicana di S. Giacomo Apostolo), eseguito nel 1768 da Felice Ruggiero. Il silenzio documentario su questo pittore – scrive il Costanzo nel suo ultimo volume - non ha impedito di condurre un attento ed approfondito studio sulle decorazioni murali della chiesa che, analizzate in maniera organica, propongono se non una storia di mani di maestranze che collaborarono col Ruggiero, una storia di fatti della cultura pittorica locale ricca più di quanto le consuete sillogi dell'arte napoletana consentano di immaginare. Si tratta di otto brani figurativi (di cui sei eseguiti lungo le pareti laterali della navata e due su quelle della zona presbiteriale) attraverso i quali ci si può accostare alla personalità artistica del Ruggiero , di cui non si conoscono ancora bene gli estremi della vita. Le decorazioni rivestono un importante interesse come quadro di costumi ricco di particolari e modi di vivezza; fino a ieri in precario stato di conservazione, risultavano danneggiate dall’umidità dei muri, con i colori resi opachi dal processo di salinazione e da vari rifacimenti. I recenti interventi restaurativi, iniziati nel giugno del 2007 e conclusi nel settembre 2012, sono stati curati dalle ditte Maietta e Di Sorbo sotto l’egida della Soprintendenza per le province di Caserta e Benevento. L’intero ciclo pittorico di Trentola – a cui appartengono anche i quattro piccoli ovali del presbiterio - ha così potuto riacquistare piena consistenza fisica ed estetica.

Delle problematiche del restauro e, soprattutto, dell’inquadratura critica delle opere e del suo autore, si è parlato diffusamente alla presentazione del libro di Salvatore Costanzo “Gli affreschi di Trentola in Marcianise. L’opera di Felice Ruggiero”, licenziato alle stampe per i tipi della Giannini Editore, Napoli. La cerimonia di presentazione si è tenuta lo scorso 5 aprile a Caserta, nella Biblioteca del Seminario della Curia, in presenza di un folto e qualificato pubblico. Alla manifestazione hanno partecipato Don Battista Marello - Beni culturali Diocesi di Caserta, Don Filippo Frattolillo – Parroco di Trentola, la prof.ssa Maria Teresa Costagliola – Presidente della GRISM.

Nella sua approfondita trattazione, il prof. Costanzo ha messo in luce che le opere di Trentola oscillano tra il gusto tardobarocco e una propensione verso il classicismo. L’architetto ha indagato il “corpus” del linguaggio pittorico di Felice Ruggiero, il cui registro espressivo non va però confuso con quello di un altro artista omonimo vissuto molto più tardi, autore delle decorazioni sotto la lunetta della Cappella Reale di Napoli, eseguite nel 1866. Sui modi del Ruggiero, Salvatore Costanzo ha precisato che non sono di un livello elevato: “… il pittore è da considerare un’ minore’, un artista di seconda fila, ma che certamente dimostra di possedere una buona conoscenza sulla cultura figurativa dell’epoca”.

L’analisi del discorso figurativo ha visto il Costanzo indagare con rigore scientifico una messe di informazione sulla sfera della pittura napoletana in un ampio arco cronologico (‘500 – ‘700), caratterizzato da uno scenario culturale denso e complesso, di non facile definizione per la diversità di accenti, incroci e sovrapposizione di correnti artistiche. Dopo una documentata esposizione su numerosi elementi compositivi che riconducono larga parte delle opere di Trentola all’ambiente accademico di Francesco Solimena, morto nel 1747 (considerato uno dei maestri che meglio incarnarono la cultura del tardobarocco in Italia), l’arch. Costanzo si è soffermato su alcune concordanze iconografiche delle scene marcianisane con i modelli di Francesco De Mura, nonché sugli accostamenti di schemi iconografici appartenenti alla produzione di Paolo De Matteis: “Nel guardare più da vicino a quest’ultimo pittore e alla sua cerchia – ha sottolineato l’autore del libro – Felice Ruggiero riesce ad operare meglio uno stimolo diretto e ad accentuare i caratteri di una decorazione classicistica. Le sue composizioni talvolta sembrano rilevare delle concordanze e dei punti di congiunzione con derivazioni provenienti anche dall’opera dei Vaccaro (Andrea e Domenico Antonio) e persino con i dettami dell’arte di Corrado Giaquinto”. Certamente notevoli le pagine del libro dedicate alla ricerca decorativa del Ruggiero attraverso gli schemi iconografici del sommo Luca Giordano e dei suoi discepoli (De Matteis), come rilevanti appaiono alcuni passaggi incentrati su accostamenti a correnti classicistiche provenienti da province artistiche del Settentrione d’Italia. A riguardo, il Costanzo ricostruisce delle correlazioni precise tra le forme di Felice Ruggiero ed i moduli figurativi di una vasta schiera di artisti di cultura lombarda e toscana. Dell’accurato profilo delle vicende pittoriche del tempo, condotto alla luce degli studi fino ad oggi compiuti, il saggio mette bene il luce il difficile recupero filologico dell’opera del Ruggiero, condizionato dalla scarsità di notizie e dalla non reperibilità di altri suoi lavori. L’auspicio è che questi affreschi – come bene evidenzia il Costanzo – “… al di là del nodo della mancanza di testimonianze documentarie per l’identificazione certa di altre opere del Ruggiero, possano uscire dai limiti dei confini provinciali e dar vita ad un nuovo programma di salvaguardia e di promozione turistica del territorio, attraverso una maggiore consapevolezza di problematiche delicate ed urgenti, come quelle della gestione delle risorse culturali, per comprendere appieno le ragioni che rendono Marcianise una delle più rilevanti città di Terra di Lavoro anche dal punto di vista artistico-culturale.

 

 

Nella foto: l'Arch. Prof. Salvatore Costanzo (Direttore del Museo Diocesano d'Arte Sacra moderna di Capua)

 

Salvatore Costanzo

 

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