Le serrande che si abbassano non sono più episodi isolati: sono diventate la colonna sonora del centro storico di Capua. Cartelli di “cessata attività”, “svendita totale”, “fuori tutto” si moltiplicano su Corso Appio, mentre le vetrine spente raccontano una verità che l’amministrazione continua a non voler vedere. Il problema non è solo la ZTL. Il problema è l’assenza totale di una programmazione seria per il commercio cittadino.
La zona a traffico limitato, così come è stata concepita e applicata, è diventata il simbolo di una gestione superficiale. Una misura che avrebbe dovuto valorizzare il centro storico è stata calata dall’alto senza uno studio d’impatto economico condiviso, senza un piano di eventi strutturato, senza un sistema di servizi alternativi capace di compensare le limitazioni. Il risultato? Strade vuote, commercianti esasperati e un centro che perde attrattività settimana dopo settimana.
Non si può governare il commercio per slogan. Non basta parlare di “vivibilità” se poi mancano parcheggi funzionali, navette efficienti, incentivi per nuove aperture, agevolazioni fiscali locali o campagne di promozione coordinate. Una ZTL può funzionare solo se inserita in una strategia complessiva: marketing territoriale, calendario eventi continuativo, collaborazione con le associazioni di categoria, investimenti mirati. A Capua, invece, si procede per tentativi, senza una visione di lungo periodo.
In un contesto economico già fragile, tra aumento dei costi energetici, concorrenza dell’e-commerce e calo dei consumi, il commercio di prossimità avrebbe bisogno di sostegno concreto. Invece riceve rigidità amministrativa. I commercianti chiedono ascolto, flessibilità nei periodi critici, sperimentazioni ragionate. Ottengono silenzi o difese d’ufficio.
La verità è che manca un piano industriale del commercio urbano. Manca un’analisi dei flussi, mancano dati pubblici sull’andamento delle attività, manca un tavolo permanente con gli operatori. Senza numeri e senza confronto, ogni scelta rischia di essere ideologica. E l’ideologia, quando si parla di economia reale, si paga in posti di lavoro.
Una città non si rilancia chiudendone l’accesso senza creare alternative. Non si difende il centro storico lasciando che si svuoti. Non si può parlare di sostenibilità se l’effetto concreto è l’impoverimento del tessuto economico. La sostenibilità è equilibrio tra ambiente, mobilità e lavoro. Oggi quell’equilibrio non c’è.
L’amministrazione dovrebbe avere il coraggio di fermarsi, valutare con trasparenza i risultati, ammettere eventuali errori e ripartire da un confronto serio con chi il centro lo vive ogni giorno. Continuare a difendere una misura senza correttivi, mentre le serrande calano una dopo l’altra, non è determinazione: è ostinazione.
Capua non ha bisogno di provvedimenti simbolici. Ha bisogno di una strategia. Perché ogni negozio che chiude non è solo un’attività in meno: è un pezzo di città che se ne va. E una città senza commercio è una città che smette di vivere.