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Gli scritti di Alessandro De Maio: "Bianca"

Bianca          Ha una quarantina d'anni. Non è brutta, anzi. È brutta la sua tristezza. Ordinata. Sia in pigiama, sia in abito per uscire. Impeccabile, bianca. Il suo volto è di un bianco. Un volto appena scalfito da un leggerissimo e inesistente trucco. Pinzettone per capelli curati. Ogni sera la sua posizione è la stessa. Seduta di profilo, all'interno del balcone. Testa abbassata. Sguardo riflesso nello screen dello smartphone. Per ore così. Per giorni. Per mesi. Non so il nome. Gli sguardi non si incrociano mai. Lei non cerca sguardi da incrociare, mai. Io curioso come sempre cerco di capire, niente. Batte i tasti del telefono, ma non un battere veloce di chi è in chat. Il battere è lento. Forse scrive. Scrive di un uomo. Un dirimpettaio che la osserva ogni giorno, come un maniaco. Anche se non lo è. Non ha la faccia del maniaco. Forse è solo uno che ci vuole provare. Mah, eppure è sposato. Beh, non è il primo, non sarà l'ultimo che ci prova. Lei si alza, entra in cucina. Pochi minuti. Lui continua a guardare l'interno di una cucina marrone illuminata da una luce bianca. Il top anche è bianco. La sua pelle è bianca. Forse si chiama Bianca. La chiamerò Bianca. Bianca riesce fuori, si siede già con la testa abbassata rivolta verso lo smartphone. Indossa una giacca che prima non indossava. Si è alzato un venticello fresco e leggero. La giacca è scura. Strisce bianche corrono sulle braccia. Una sigaretta trova spazio nella scena. Si rialza. Innaffia una pianta più morta che viva, come lei. Posa la sigaretta. La testa abbassata nel telefono, l'altra mano impugna un annaffiatoio. L'acqua scorre lenta. Il calcare ostruisce qualche foro di troppo. Guarda sempre lo smartphone che, improvvisamente, si illumina di una luce diversa, più intensa. Allora non scrive del dirimpettaio. Sarà un messaggio. Sarà il messaggio di un lui, un lui con prole e famiglia. Lei deve condividerlo o è lei stessa parte di una condivisione. Bianca lo ama, ma non vuole ricadere nello stesso tranello di sedici anni prima. Il frutto del tranello ha una sua figura. Arriva a bordo di una moto. Lei si affaccia per dirgli qualcosa, lui risponde guardando su, lei sorride. Dio, dopo tre mesi vedo Bianca ridere. È bella. Il ragazzo sale. Si abbracciano. Miracolo della filiazione. Il ragazzo rientra, lei dopo un po' lo segue. Lui la segue con lo sguardo curioso. Lei chiudendo le imposte si volta indietro. Lo guarda in faccia per la prima volta. Non ride, non è arrabbiata. Lo sguardo dura dieci interminabili secondi, dieci secondi di nudità reciproca. All'undicesimo lei sorride. Sorride anche lui.
Mi sento strattonare da dietro. Mia moglie. Che stai guardando, mi dice. Sto guardando di fronte, rispondo io. Ma il palazzo di fronte è abbandonato, non c'è nulla!! dice lei e continuando aggiunge, ma stai bene?? Dico di sì, ma non sono sicuro.

 

Alessandro De Maio

 

 

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